Un giovane Richard Pousette-Dart sorride nella famosa foto degli Irascibili, gli artisti esplosivi della Scuola di New York. In effetti, nella sua pittura, pur se ha esperienziato una gestualità libera, in qualche modo affine a quel Movimento, egli ha espresso una vivace riflessione alchemica e spirituale, che si è distanziata in altitudine dalla fermentazione puramente catartica dell'azione. La sua arte ha percorso territori selvaggi, in cui il segno si è sottoposto a rituali iniziatici nei vortici e nelle onde del mutamento, ed in cui il colore si è approfondito nella propria intrinseca saggezza, sino a divenire materia archetipica e pulsante. In tutto ciò, Richard Pousette-Dart ha conservato un eccezionale senso della misura, non declinato dal raziocinio bensì dalla spontaneità consapevole. Egli si è arditamente esteso in ogni direzione, ma mantenendosi connesso con il centro, con la radice della presenza meditativa. Per questo la strutturazione pittorica è spesso ripartita a croce, intersecando il piano orrizzontale terrestre con quello verticale e celestiale. Per questo nella sua opera è così presente il cerchio simbolo dell'interno/esterno, simbolo del Tutto. E pure nel puntinismo cromatico che dilaga dalle sue tele più tarde, possiamo accorgerci che nessuno dei milioni di punti è casuale o distratto, ma intensamente e meticolosamente partecipato. Un tale controllo dell'opera è possibile solo all'Artista Interiore, che è pura testimonianza creativa della Vita stessa. Nei lavori giovanili, già intuitivamente maturi, egli meditava con forme d'occhio (virtù della visione) e forme d'uccello (ascesi e liberazione). Egli esercitava onde ellittiche, come orbite cosmiche e diagrammi astrali, riflessi nel dipinto per evocare l'Unità spirituale del Sotto e del Sopra, recitando artisticamente la Tavola Smeraldina. Richard Pousette-Dart ha avuto meno notorietà dei suoi roboanti amici Irascibili, restando appartato nelle sue meditazioni. Le vette insondabili e commuoventi della sua pittura sono affatto per la massa, ma per l'estimatore sensibile, per l'amante appassionato. Allora i suoi dipinti straordinari si rivelano vivi, pulsanti, capaci d'attrarci in un altrove, perfettamente presente, in cui ritroviamo la vibrazione estatica che permea ed unisce noi stessi ed il Tutto.
L'arte insegna all'uomo la responsabilita' della creazione.Quando diventa una preghiera, la divinita' interiore e' risvegliata.Satvat
martedì 6 ottobre 2009
sabato 26 settembre 2009
ANGELO MAESTRO
I gioielli della Collezione Gli Angeli sono "onde forma" che trasmettono specifiche frequenze energetiche. Di questi particolari yantra, che ho descritto nel mio libro L'Artista Interiore nella loro trasposizione bidimensionale (come yantra per l'ambiente), ho sinora canalizzato otto disegni, ognuno dei quali veicola un determinato messaggio. Testandoli con un pendolino, vedremo che esso traccia un'elisse, invece dell'usuale andamento circolare; questo testimonia la specificità armonica della frequenza. L'Angelo Maestro ha il significato di una trasmissione spirituale che vivacizza il corpo aurico personale, elevandolo di livello. In tal modo favorisce percezioni elevate, stimolando la creatività e la comunicazione intuitiva. E' particolarmente adatto per chi affronta cambiamenti esistenziali, dato che stimola l'allineamento delle vibrazioni personali con i misteriosi tracciati del Destino, facilitando la chiarezza della nuova strada, che attende d'essere verificata da un agire che sia affrancato dagli schemi instaurati nel passato.
lunedì 21 settembre 2009
A PROPOSITO D'INTROGRAFIA
Mi è capitato di venire a conoscenza che alcuni terapeuti utilizzano la tecnica da me creata dell'intrografia. Si tratta della possibilità di utilizzare catarticamente la pratica calligrafica per rilasciare emozioni, purificando il corpo mente, e per liberare la fluidità energetica del segno grafico o pittorico. L'intrografia è accuratamente descritta nel mio libro L'ARTISTA INTERIORE, ed è molto apprezzata sia da chi ha frequentato i miei corsi, sia dalle persone che l'hanno appresa attraverso la lettura. Tuttavia, poiché ho rilevato degli errori d'impostazione, sia da parte di alcuni praticanti sia di alcuni insegnanti, ritengo di dover fare alcune precisazioni. Si deve scrivere in modo continuo, senza mai staccare la penna dal foglio, se non quando si passa alla riga successiva, senza utilizzare alcun segno conosciuto, lasciandosi andare ad un grafismo istintuale senza nessun senso compiuto. Inoltre è importate mantenere l'attenzione al fatto che la mano scrivente sia mantenuta massimamente rilassata. Queste semplici indicazioni sono fondamentali per la buona riuscita dell'esercizio.

sabato 19 settembre 2009
AMPOLLA ALCHEMICA
In questo quadro ho dipinto un ponte tra Cielo e Terra, che è l'incontro erotico di una verticalità spirituale con un'inflorescenza vulvare, che si eleva dal piano orizzontale. Mistero d'Amore e di unione nei toni dell'azzurro celestiale e dell'arancio sensuale, che si apre come una coppa. La creatività intrinseca del rapporto verticalizzato del sotto e del sopra, si dispiega anche sul piano orizzontale, con un arcobaleno immateriale, che è una soglia della percezione, sul lato sinistro, e con uno squarcio dimensionale, da cui si intravede uno sviluppo albeggiante, sulla destra. Lo sfondo terragno è fecondato da un pulviscolo aureo, mentre globi rosati di compassione discendono fluttuando dall'alto.
giovedì 17 settembre 2009
arteterapia meditativa
Alcuni amici mi chiedono di parlare sulla mia visione dell'arteterapia. Effettivamente ciò che insegno ai miei corsi, e che ho descritto nel mio libro L'Artista Interiore, è su un livello diverso da quello usualmente percorso dalla pratica arteterapica. L'ambito dell'intervento arteterapeutico è generalmente circoscritto alla risoluzione, o almeno al riconoscimento, di problemi affrontabili in un percorso psicoterapeutico. In presenza di un disagio, che è spesso inteso come alterazione dei parametri della "normalità" individuale e sociale, si utilizzano i mezzi creativi per tentare di dipanare la matassa, riconducendo il paziente ad una più equilibrata percezione di sé ed alla capacità di stabilire rapporti coerenti con l'esterno. Al di là della presenza accettata di un problema di alienazione, l'arteterapia sembra perdere efficacia e motivazione, tranne forse un aspetto puramente ludico. Tuttavia, nella mia esperienza della creatività meditativa, ho verificato la povertà della suddetta ipotesi. L'individuo è un mistero ben più vasto di quanto può essere definito entro i parametri della psicologia e della normativa sociale. Oltre il piano orizzontale, in cui l'individuo si confronta con la definizione di se stesso in quanto "persona" e con l'inserimento relazionale nel mondo, vi è anche il piano verticale e spirituale. Questo piano, a cui sono intrinsecamente connesse le più intime risorse spirituali dell'individuo, non è affatto affrontabile con la logica, perciò è generalmente trascurato dalla lettura prosaica della realtà. Eppure in esso affondano le nostre vere radici dimenticate, e da ciò potremmo trarre l'autentico nutrimento che può rintegrarci in una comprensione di noi stessi come parte armonica di un Tutto universale. Ci preoccupiamo, al massimo, di renderci atti alla nostra appartenenza sociale, dimenticando che è essenzialmente una funzione collettiva, cementata da uno status quo percettivo e normativo, e trascuriamo la nostra reale appartenenza al mistero universale. Oltre la "persona", oltre la maschera che indossiamo, c'è un inesplorato universo che ci è tutt'altro che estraneo, bensì è molto più corrispondente di quanto lo siano i limiti che ci autoimponiamo e che ci sono imposti dall'esterno. Ma non lo conosciamo e quindi non ci conosciamo. Nella mia esperienza, l'arteterapia è essenzialmente una cura dell'equivoco fondamentale, in cui ci rendiamo "malati" perché siamo separati dal nostro autentico sé e dal Tutto. Privati di ciò, siamo alienati della nostra vitalità quanto della nostra consapevolezza. La pratica della creatività meditativa può aiutarci a riscoprire le nostre intime risorse ed i nostri talenti dimenticati, attualizzando una sinergica corrispondenza tra la consapevolezza di noi stessi ed il movimento naturale del Creativo. Per questo, in questa pratica si rimparano i linguaggi simbolici ed energetici che vanno al di là delle mura convenzionali della mente. L'utilizzo consapevole di questi linguaggi esoterici - usualmente relegati, con scarso potere, nella dimensione onirica - può favorire l'autoindividuazione esistenziale, allargando gli orizzonti della "visione". Per questo, non sono affatto interessato ad un uso pragmatico dell'arteterapia, che si traduce in un'inefficace cura dei sintomi distonici, tendendo a ripristinare un normale "stato di malattia", socialmente accettabile. Al contrario, sono un entusiasta sostenitore di un'arteterapia meditativa, magica e poetica, che sappia risvegliare la consapevolezza di ciò che realmente siamo e possiamo. Se si va da un Maestro in cerca d'aiuto, per ogni problema egli ci indicherà la stessa cura: la meditazione. La mia visione dell'arteterapia è assonante a questo; può anche guarire dei sintomi, ma essenzialmente perchè interviene sul nucleo fondamentale, restituendo all'individuo la piena facoltà creativa, la dignità esistenziale di se stesso, e la comprensione della sua matrice spirituale. Non è un viaggio programmato, ma una cavalcata nei selvaggi e misteriosi territori dell'Essere, ove ci si può confrontare con la libertà dell'esperienza e con la saggezza intuitiva che è la nostra più luminosa eredità. Per questo ho evitato d'operare all'interno di ambiti istituzionali, schiacciati dalla logica assistenzialistica del ripristino della "normalità", bensì mi rivolgo a persone capaci di assumersi la responsabilità creativa ed esperienziale della loro crescita.
martedì 4 agosto 2009
Gli artisti che amo: KANDINSKY
L'artista non solo deve allenare l'occhio,
ma anche l'anima.
Tornando da una passeggiata, Kandinsky fu sorpreso da un suo dipinto casualmente appeso sottosopra. Tale banalissimo evento lo trovò sveglio, trasformandosi in un agguato dello Spirituale che cambiò radicalmente ed universalmente la concezione della Pittura. L'artista percepì che, seppure il quadro capovolto non mostrava alcunché di riconoscibile, non risultava alieno bensì più "reale" di una visione ordinaria. Infatti, liberandosi da ogni descrittività iconografica, esso riusciva a testimoniare le consonanze misteriche dell'Anima. Sino ad allora, la Pittura si era ingegnata a raffigurare oggetti, ma Kandinsky, in quel momento di pura intuizione, comprese che l'oggetto nuoceva ai suoi quadri. Agli occhi del pittore, si apriva un universo artistico che era esotericamente costituito da essenze, manifestate da forme e colori, riscattando l'ovvietà di una pittura descrittiva di oggetti figurali. Fu l'avvio, per Kandinsky e per ogni essere umano, di un'avventura artistica e percettiva d'immensa portata. Non più vincolata alla descrizione del già esistente, la Pittura si rendeva artefice devota della creazione spirituale, tanto profonda da culminare nell'astratto. Ma divenne anche chiaro che se l'artista è libero di percorrere il nuovo, al contempo deve rendersi intensamente responsabile di se stesso quanto della propria creazione. Infatti, per creare qualcosa di valido ed autentico, l'artista deve entrare meditativamente in se stesso, sino a convibrare con l'impulso creativo originario, che non è individualisticamente arbitrario bensì universale. Questo riconoscimento dello "Spirituale nell'Arte" è il grande contributo di Kandinsky, ed il corollario della sua preziosa intuizione (a tutt'oggi non veramente compresa) che l'opera è legittimata unicamente dalla sua "risonanza interiore", altrimenti rimane ottusa decorazione. Egli proseguì in tale ricerca con totalità, orientandosi con tutti i mezzi filosofici e ricognitivi che erano praticabili nel suo tempo, insieme all'intrinseca religiosità del suo. lavoro Le prime opere astratte (come "Primo acquerello astratto) risultano ardite ed ingovernabilmente fluttuanti, ma poi, per procedere da pioniere nello sconosciuto, Kandinsky ha dovuto adottare linguaggi più conformati, geometrici e traccianti. Con l'impegno distaccato dello scienziato, egli ha decantato le grammatiche della narrazione interiore. Di fonte all'insondabile Magia, ha profondamente osservato, preso appunti, tentato di decodificare l'inesprimibile, disegnando mappe dell'arcano paesaggio animico che sono si astratte, ma rigorosamente coerenti. Certo non è stato mago o sciamano dell'Arte, piuttosto un sacerdote ispirato. Non si è gettato a capofitto nell'abisso, confidando in una rinascita al di là dell'io, però vi si è calato procedendo coraggiosamente passo dopo passo, assicurandosi alla corda della Ragione. Non ha bevuto al calice dell'Arte sino alla feccia, ma si è mantenuto sobrio per conservare il senso e la misura del viaggio. In quell'epoca si aprivano faticosamente sentieri totalmente nuovi, cercando d'orientarsi con la bussola dello Spirituale esoterico; non ci si poteva permettere di perdersi in vagabondaggi astrusi. Non era il momento della vertigine catartica, del caos creativo, della gestualità selvaggia. Tutto ciò sarebbe giunto dopo alcuni anni, scompigliando ciò che lo "Spirituale nell'Arte" di Kandinsky, e di altri, aveva edificato. Nell'evoluzione si procede per gradi, creando, distruggendo, e ricreando su un nuovo livello. Tuttavia è visibile che qualcosa è andato storto, nell'essere umano e nell'Arte: lungo la via si è ceduto alle lusinghe del cinismo materialistico. Senza mantenere il riferimento alla risonanza interiore (unica costante davvero necessaria) e soffocata da un edonismo negativo, l'Arte si è smarrita in superficie. Nello stesso modo, rinnegando la dimensione spirituale, l'uomo si è reso orfano dell'Esistenza. Perciò, contemplando il panorama sconfortante dell'Arte contemporanea, ci troviamo a rimpiangere l'ispirata aristocrazia d'anima che ha reso impeccabili Kandinsky e la sua opera.
Bibliografia:
W. Kandinsky - Lo Spirituale nell'Arte - Bompiani, 1997
W. Kandinsky - Punto linea superficie - Adelphi, 2003
W. Kandinsky - Sguardi sul passato - SE, 1999
A. Koiéve - La pittura concreta di Kandinsky - Abscondita, 2001
U. Becks-Malorny - Kandinsky - Taschen, 1996
M. Duchting - Kandinsky - Taschen, 2001
sabato 1 agosto 2009
L'UOMO NUOVO
Questo dipinto, un acrilico su tela intitolato "L'Uomo Nuovo", è stato concepito per la mostra Futurismo/Presentismo che si è tenuta recentemente ad Orvieto. Volendo fare un tributo al Futurismo, in occasione del Centenario, ho adottato un linguaggio espressivo intonato a quello della pittura futurista. Per questo ho adottato intersezioni trasversali dello spazio ed una particolare scomposizione/ricomposizione della figura. Tuttavia il quadro mantiene la sua originalità. Ispirandomi all'idea futurista del cambiamento rivoluzionario, che per quel movimento si indirizzava soprattutto ad un'accelerazione tecnologica, ho riflettuto sul fatto che oggi è quanto mai auspicabile che avvenga una rivoluzione interiore e spirituale in seno all'essere umano. Abbiamo percorso le strade estranianti dello sviluppo tecnologico, le quali ci hanno condotto in un vicolo cieco, ora dobbiamo tornare a noi stessi ed alla priorità della nostra evoluzione, o sconteremo la pena di un cortocircuito di devastante portata. E' essenziale che partoriamo in noi stessi l'uomo nuovo, un'individualità sana e non più divisa che ritrovi armoniosamente il proprio posto nella Natura, rivendicando l'eredità spirituale che le spetta per diritto di nascita. L'uomo nuovo deve sanare il conflitto tra il maschile ed il femminile, per questo l'ho raffigurato androgino, incoronato con sole e luna congiunti. La figura si abbraccia reintegrandosi, in un'attitudine di non-fare che non è annichilimento passivo, bensì somma potenzialità creativa e meditativa. Da tale non-fare, si liberano spontaneamente la colomba della pace ed il serpente che simboleggia la capacità di trasformazione. La mano sinistra evidenzia il cuore, significando che la creatività si sviluppa con amore e con pura intuizione femminile. Lo spazio circostante è illuminato sul lato sinistro da quattro (numero dell'equilibrio) stelle a sei punte (sigillo di Salomone) che rappresentano l'armonia universale di maschile e femminile congiunti (yin e yang), e l'unione di Terra e Cielo; su quello destro brilla un pentacolo irradiante, simbolo della potenzialità creativa dell'essere umano. Appare anche la data fatidica del 2012, che secondo numerose profezie, sancirà la fine di un ciclo, più o meno drammatica, e la speranza di un nuovo inizio illuminato dallo Spirituale. E' significativo che lo zero di 2012 coincida con la pancia della figura, l'hara che è il centro energetico della presenza umana, come a dire che la forza di trasformazione si origina dal Tutto ma anche nel sacrario più intimo della nostra stessa energia vitale. Lo zero è infatti il punto di origine, il nucleo insondabile del Tao che tutto comprende.
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