L'arte insegna all'uomo la responsabilita' della creazione.
Quando diventa una preghiera, la divinita' interiore e' risvegliata.

Satvat

giovedì 30 ottobre 2014

Escher: la virtù della visione





Ho conosciuto l’opera straordinaria di Escher all’inizio degli anni ’70. Era quello il periodo della gioventù che rompeva gli schemi della conformità e ricercava nuove dimensioni del mondo e soprattutto della psiche, per cui Escher non poteva mancare d’affascinare. L’occhio della visione, stimolato anche dalle esperienze psichedeliche, trovava nelle costruzioni multidimensionali di Escher delle suggestioni meravigliose: saliva e discendeva le scale delle sue architetture impossibili, esplorava la magia del paradosso, coglieva l’incastro sincronico di conscio e inconscio, gustava l’irrefrenabile metamorfosi e il modo sofisticato con cui i particolari ricomponevano l’unità. Tutto rigorosamente nel bianco e nero, nella polarizzazione di luce e ombra. Infatti Escher ha focalizzato nella sobrietà essenziale dell’inchiostro la proliferazione vertiginosa delle forme, come avevano fatto gli antichi pittori orientali, ma con altro intendimento. Per questo, la sua opera risultava inusuale nell’esplosione ipercromatica e lisergica di quegli anni, tuttavia noi, viaggiatori del Sogno, sapevamo che, se differenti erano i percorsi, identica era la meta: il bersaglio dell’attualità visionaria
.
Se nella psichedelia era trionfante il colore, dionisiaco ed eccitante nelle emozioni, per contro in Escher le emozioni non sono affatto il mezzo scelto per espandere la coscienza, piuttosto si utilizza il pensiero. Il suo lavoro è il frutto di una grande disciplina interiore, che si mostra nel segno ossessivamente meticoloso, nella geometria esatta anche se capovolta, nell’immagine iper-ragionata che prende vita dallo specchio di Alice dell’arte. Il pensiero - perciò il bianco e nero, caratteristico della funzione primaria e binaria della mente - è cristallizzato in un’elevazione di potenza che lo rende capace di disegnare le coordinate esoteriche dello spazio.

 E lo spazio, nell’opera di Escher, si moltiplica in dimensioni sovrapposte e coincidenti, superando il tempo della rappresentazione artistica sino ad annullarlo. Perciò le figure procedono nel campo del disegno trovandosi sempre a ripercorrere l’inizio, restando in apparenza prigioniere dello spazio, ma, nell’alto senso della magia, sono invece liberate dalla bidimensionalità disegnata e rese capaci di incredibili tragitti nell’altrove, dov’è evidente l’arcano del qui-e-ora. Tempo più spazio, così formiamo l’idea consueta del mondo; mancando il tempo, lo spazio diviene un seme di infiniti universi potenziali: questo è il miracolo che Escher ha inteso mostrarci, anticipando le comprensioni della fisica quantistica. I suoi personaggi sono attoniti, privi di personalità e sottoposti al gioco dell’invenzione; infatti non sono intesi come protagonisti, piuttosto come semplici pedine sulla scacchiera multidimensionale dell’immaginazione. E’ l’osservatore il vero protagonista che, sedotto ad addentrarsi nei labirinti concepiti nel disegno, può giungere ad aprire l’occhio che coglie l’invisibile.



ESCHER

Chiostro del Bramante – Roma

20 settembre 2014 – 22 febbraio 2015

venerdì 24 ottobre 2014

Poesia d'acqua




Da molti anni Liu Xiaobo è imprigionato e tenuto in completo isolamento dal governo cinese. Noto intellettuale, il suo unico crimine è quello di essersi schierato a favore dei diritti civili. Sua moglie, senza alcuna motivazione, è invece costretta alla totale emarginazione e indigenza. A Liu Xiaobo viene persino negato il diritto di scrivere, e l’unica possibilità che egli può darsi è quella di intingere il dito nella ciotola dell’acqua da bere e tracciare poesie sulla pietra del pavimento della cella, godendone fino a che i caratteri non evaporano all’aria. L’Occidente gli ha riconosciuto un premio Nobel, sdegnosamente rifiutato dal governo cinese, e poi l’ha semplicemente dimenticato. Ma si sa che le preoccupazioni delle democrazie occidentali, riguardo alle violazioni dei diritti più elementari della persona, sollevano reazioni indignate, e spesso violente, solo quando ledono i loro interessi, o quando danno loro la scusa per impadronirsi, in un modo o nell’altro, di ricchezze come il petrolio e il gas. Davvero nessuno è disposto a sollevare problemi che possano determinare tensioni con il governo cinese, e così inficiare la scalata di quell’ambito mercato. Lo vediamo anche con il problema del Tibet e in mille altre occasioni. Per questo Liu Xiaobo e moltissimi altri dissidenti , certamente non solo in Cina, vengono ingiustamente perseguitati nel disinteresse generale.

Questo non dovrebbe mancare d’indignare al massimo grado ogni persona dotata di un minimo di cuore e buon senso, anche perché è una questione di interesse generale che pone i temi cruciali dei diritti umani, della libertà di pensiero e della cultura. Quello che, per il profitto di pochi, i governi occidentali sono disposti a ignorare, a non tutelare e a prevaricare al di fuori dei loro confini nazionali, equivale alle cose che, in modo più subdolo, essi sono pronti a far pagare anche ai loro stessi cittadini, e già lo fanno. Basta vedere il disastro ecologico e climatico, lo sperpero criminale delle risorse, l’espropriazione tecnologica dell’anima. Insomma, siamo tutti carne da macello, e ci si salva, per così dire, solo nella misura in cui si è ancora docili e adatti e al consumo delle merci imposte dal mercato globale.

Di fatto, ad esempio, in Occidente non abbiamo più una libera cultura, che non è necessario reprimere come fanno in Cina perché da noi basta ignorarla e non darle spazio. Anche in Italia, i veri creativi, non complici del sistema, sono ricattati economicamente e impossibilitati a lavorare, senza investimenti, tutele e spazi dove si renda possibile la condivisione. La voce del libero pensiero è soffocata dalla ghettizzazione e dall’indifferenza generale, intellettuali fasulli e complici popolano i talk show, sedicenti artisti tengono avvilenti esibizioni sul palcoscenico dell’art system. Spetta ad ogni essere umano cogliere la poesia d’acqua, tracciata con dedizione, cuore e verità, prima che essa evapori nei miasmi del progresso. In una rinnovata sensibilità, nutrita dalla partecipazione, vi è il solo germe della ribellione e del rinnovamento.

giovedì 9 ottobre 2014

Attesa


Attesa

Sono appeso a uno scampolo di destino
intarsiato nell’ala irrespirabile dell’attesa
e ritraggo ami furbeschi di pensiero:
non è il caso di sperare ancora.

Consumo quanto mi è rimasto dell’illusione
sgranando un rosario di riflessione
di cui ogni seme è un fiore immanifesto
che riscatta l’orgoglio del giardino.

Questo cuore alita una scansione divina
qui vicino nell’Altrove
l’ Oltrespazio mi richiama
in attesa che null’altro attende
e vorrei ancora soddisfare l’inesprimibile
segnando il geroglifico segreto:
ultima maschera
che l’attesa ricopre come neve.


Satvat

martedì 30 settembre 2014

L'ultimo dipinto di Wu Tao


   Il sole sta scendendo dietro i picchi aguzzi, spargendo nel cielo un appassionato rossore che infiamma le nuvole vaganti senza meta. Come pregustando la notte ormai prossima, la valle inizia a coprirsi, là in fondo, con un mantello di nebbia leggera. L’uomo siede sul suo masso preferito, una pietra larga e piatta a cui la sua immaginazione ha conferito l’anima di una tartaruga antica come il mondo. Da lì sopra, Wu Tao, il pittore pazzo, ha la sensazione d’assaporare una prospettiva ancestrale, come se il fatto di stare su quel seggio magico, scolpito nei millenni dagli elementi, lo ponesse nel centro originario della creazione. A godersi lo spettacolo delle forme della natura, quasi che queste fossero internamente sospinte da un incerto fremito primordiale, ancora non pienamente formate, almeno non concluse, perciò sature di forza e mistero. Infatti la sua mente, sospesa, non le fissa né le compone insieme interpretandole nell’ovvio, cosicché ogni cosa sembra balzare all’istante dal Nulla, ignota e sorprendente.
   Da ogni parte un agguato alla sua anima che si scuote beatamente nello stupore. Contemplando il rovo intricato e flessuoso, egli segue le nervature di una calligrafia atavica che decanta l’Origine del mondo senza spiegazione plausibile; eppure la visione ha il prodigio dell’illuminazione, a cui partecipano le molte ragnatele che, sulla pianta, lampeggiano al ritrarsi del sole. Nel giardino costeggiato dall’alto bambù, molte pietre dalle forme bizzarre, impresse dalla Natura, giocano con le loro ombre disegnando draghi e altre possibili creature fantastiche. Sono l’unica collezione del pittore, che le ha incontrate, scelte e amate nel corso della sua vita; le ha disposte con la cura del giardiniere, in modo che fiorissero di sempre nuove immaginazioni, rispondendo ai giochi della luce, all’azione degli elementi e all’alternarsi delle stagioni. Non di rado egli ci conversa, come con gli amici più cari; ma ancor meglio sono sentinelle silenziose che lo distolgono dal torpore, pilastri immarcescibili di un mondo caro ed ineluttabilmente effimero.
   Il suo mondo semplice, minuto e intimo, sprofondato nella vastità mozzafiato del paesaggio, là dove fiorisce il susino e si ascolta il sussurro argentino del ruscello. Questo tutto partecipa pienamente alla sua vita con sublime indifferenza, fluendo nel mutamento che governa naturalmente questo luogo della quiete, celebrata nel vivere quotidiano con la presente-assenza della meditazione. Ma esso è anche teatro di pericolosi duelli di pennello che, come spada, traccia con il sangue dell’inchiostro la demarcazione tra la morte e la vita.
   Il pittore sa che la pittura dipende dalla danza impeccabile del suo polso per essere viva, e che il suo polso dipende dall’istinto sovrumano del suo cuore, e che questo dipende dalla capacità di morire nel relativo per rinascere nell’assoluto. Egli sa che lui stesso, prima ancora del suo dipinto, deve liberarsi interiormente dalla finitezza, affinché dal fondamento della forma dipinta possa scaturire l’eco immortale della libera immensità. Se ciò avviene, allora né il fiume yin né la montagna yang sono finiti dal pennello come cosa morta, bensì restano fluidi, viventi nel Sogno originario da cui provengono tutti i fiumi e tutte le montagne. Potenti nell’indefinibile verità del Tao.

  Questo è il miracolo che Wu Tao prega da lungo tempo, da quando ha appreso ad accarezzare intensamente col pennello carico d’inchiostro la carta sottile e bianca simile alla pelle di una donna, come questa sensibilissima cassa di risonanza. Infatti la carta risponde con spietatezza femminile, incapace di mentire, amplificando umoralmente sia le virtù che le pecche del sentimento virile del pittore; si lascia docilmente fecondare dal segno nutriente e ispirato, tanto quanto reagisce con macchie inconsulte e irreparabili al gesto rozzo o titubante.
   Riguardo a questo, Wu Tao ha imparato a danzare come un amante esperto, signore del pennello sicuro; agitandolo con impeto saggio, sa come attivare le mille semenze fluide celate nell’inchiostro per dare vita alle creature della sua immaginazione: i raffinati elementi del paesaggio, qui una tigre fiera sulla roccia, là un’aquila ebbra del volo, e anche un possente dragone che affiora dalle nubi. Egli ha studiato come cogliere il flusso del mutamento pure nelle cose inerti, come una pietra, una casa e ogni altro oggetto, poiché in nessun modo è possibile dipingere una cosa priva di vita.
   Tuttavia, il sentimento empatico e vitale che il pittore prova nella contemplazione interiore di ciò che intende ritrarre non riesce ad innescare pienamente l’esercizio formativo del pennello. Così ogni cosa dipinta, pur con somma perizia, resta piatta sulla carta, incapace di librarsi poiché ha appena l’apparenza della vita; nonostante il lungo apprendistato, lo studio continuo e le sue inesauste meditazioni, il pittore riesce solo a comporre un mondo fastoso e attraente, ma popolato da cadaveri. Egli pensa questo quando si lascia prendere dallo sconforto; altre volte riconosce alle sue creature una vita limitata e spettrale entro i confini del foglio. Inutilmente i suoi amici e i molti ammiratori della sua arte si dichiarano entusiasti; lui continua a cercare il segreto della vita, macinando sulla pietra da inchiostro le proprie speranze e amarezze.

   Dopo essersi dato generosamente nel giorno, il sole è quasi completamente tramontato, scomparendo per rigenerarsi. Come lui, Wu Tao è stancato dai molti anni vissuti sull’onda alta della sua energia e anela al riposo nel grembo oscuro del Tao, tornando all’Origine. Eppure, prima di lasciare le sue membra, il suo giardino e la sua pittura, vorrebbe saper rendere questa immortale, almeno una volta. In modo da comprendere il segreto sfuggevole del Tao che conduce al palazzo degli Immortali, la più alta realizzazione del destino umano.
   Rientrato nella sua capanna, egli accende il lume e prepara sul fornello del tè e un po’ di riso. Ha bisogno di poco, e già lo chiama la luna piena che galleggiando si alza nel cielo. E’ un appuntamento atteso da molti giorni. La incontra all’aperto, stagliata sul manto scuro della notte; il suo chiarore nasconde le stelle, disegna il profilo degli alti picchi e tesse nella valle una ragnatela d’argento che ricopre ogni cosa, rendendola visibile. E’ una luce fluida che il pittore beve con gli occhi, mentre contempla le rivelazioni del paesaggio. Nel nuovo abito fantasmatico, ogni piccola cosa si rende significante e misteriosa. Lei sì, la grande pittrice, traccia senza polso il più alto incantesimo, suscitando nella materia addormentata la danza fulgente degli spiriti.
   Il pittore pazzo la contempla con trepidazione sapendo che tutto lei potrebbe insegnargli; ma, in mille notti come questa, egli ha inutilmente cercato di auscultare il battito silenzioso del suo cuore astrale. Troppo alto e distante, irraggiungibile anche col più folle struggimento. Ma sempre, invisibili funi d’argento lo arpionano nell’anima cercando di trarlo in alto, per congiungerlo al mistico amplesso a cui lui è incapace d’approdare. Perciò prova un dolcissimo dolore, lo stesso che conosceva nelle braccia dell’amata da troppo tempo scomparsa.

   Infatti nelle notti della luna trionfante Wu Tao può finalmente ritrovarla, e chinare il capo sul suo seno intangibile, profumato dall’umidità silvestre, che respira lieve nell’oscurità. Allora egli resta immobile e sorridente, sussurrando il dolce nome che non osa pronunciare nel giorno per non essere disilluso. Stanotte lei è ancora più vicina, e giunge ad accarezzarlo su una guancia con il volo di una falena. Con un brivido lui alza lo sguardo e la luna, immensa, si precipita nei suoi occhi soffocandolo quasi con la sua vastità, riempiendo di miele lucente ogni ricettacolo dell’anima sua. Ormai è dentro, padrona, ed egli si arrende con gratitudine. E’ questa la morte? No, è la vita nel suo più smagliante sorriso. Perché lei, l’amata, è lì e gli sorride tendendogli le diafane braccia. L’uomo vi si tuffa con tutto l’impeto del cuore, temendo sia un sogno destinato a svanire all’istante, invece lei lo accoglie sofficemente mostrandosi magicamente reale pur nell’assenza del corpo. Chi potrebbe dire quanto restano abbracciati nella sospensione che non conosce il tempo? Ubriacato d’amore, il pittore non ha domande, ma lei comunque risponde sulle note di un flauto fatato:

    - Amore mio, sbagli nell’essere insoddisfatto della tua pittura. Il tuo spirito ha scandagliato a fondo l’oceano dell’inchiostro e i suoi segreti, e il tuo pennello è temprato come la spada dell’Imperatore Giallo. Quando fendi la vergine carta con la scia della tua immaginazione, l’intero Universo si apre distillando vigore nelle tue creature. Ma tu cerchi la loro vita nell’ambito ristretto del foglio, che è troppo esiguo per contenerla. Volgi piuttosto lo sguardo nelle profondità del cuore, e vedi -.

   Wu Tao, il pittore pazzo, non è abbastanza pazzo da comprendere, allora lei sorride e trae dalla manica fluente un pennello d’oro con cui lo tocca al centro del petto. Il cuore dell’uomo si dischiude all’istante come un’ostrica che assapora l’oceano, rivelando un interno misterioso e costellato di perle lucenti. Ogni perla è come un’iridescente bolla di sapone che traspare il proprio interno, e in ognuna di queste perle che si moltiplicano all’infinito si manifesta uno dei dipinti che l’artista ha creato nel corso della sua vita operosa. Ogni pittura è alimentata da ben altra linfa che l’inchiostro, da un sangue di drago che la rende propriamente viva, autonoma e selvaggia. 
   Il cuore si espande a dismisura oltre l’orizzonte, per contenere tutti i paesaggi che il pittore ha visto e formato con le linee scaturite dal suo pennello; mille monti, mille fiumi, mille valli si uniscono armoniosamente agli alberi, ai muschi, alle nuvole e alle nebbie, proiettando diecimila prospettive di una visione che magicamente tutto comprende. Si può prendere ogni sentiero, nuotare in ogni onda, addentare ogni frutto succoso, cogliere ogni fiore profumato. E in questo rutilante e grandioso spettacolo, che è possibile vivere ma non definire mentalmente, corrono e volano tutti gli animali che il pennello di Wu Tao ha partorito, insieme alle molte donne sconosciute che ha corteggiato sulla carta, e alle miriadi di persone che egli ha ritratto nelle svariate occupazioni. Un mondo infinito in continua trasformazione, che il pittore estasiato riconosce in ogni pur minuto particolare, poiché tutto gli appartiene intimamente.
   A tutto ciò si è dedicato con passione, tutto ha amato facendolo suo per sempre. Guarda incredulo l’amata finalmente ritrovata, e lei lo invita a guardare nuovamente, questa volta da una maggiore distanza, da cui è possibile riconoscere un quadro complessivo in cui tutto si unisce, muovendosi a spirale nel crogiolo della Vita. Là dentro gira il carosello interminabile delle forme, con la sua musica di risate, gemiti e canzoni, con ogni notte, alba e tramonto. Con un tuffo al cuore egli vede anche il viso dell’amata risucchiato nel magma vorticante, ma sorride quando contempla il suo proprio volto che l’accompagna fondendosi in quel Nulla che è Tutto, che Se stesso è. Con vertiginoso distacco sa che questo è il suo volto originale e che il palazzo degli Immortali è da sempre la sua dimora, oltre il tempo e lo spazio.

Satvat 2014

giovedì 25 settembre 2014

Consulenze on line con Satvat


Ho iniziato a dare consulenze via internet su richiesta di alcuni allievi che, dopo aver partecipato ai miei seminari, sentivano l’esigenza di approfondire il percorso in modo personalizzato. Nel tempo, questa agile formula di condivisione si è estesa a nuove persone che, spesso dopo aver letto i miei libri, hanno il piacere di avvalersi della mia esperienza e della mia visione, ma trovano difficoltoso viaggiare per frequentare i corsi o per ricevere sessioni e lezioni individuali.

Questo tipo di esperienza si è mostrata ricca di potenzialità, poiché così posso seguire molti amici, conosciuti e non di persona, in modo individualmente dedicato, ed essi risparmiano costi e spostamenti.

In assonanza con la saggezza dell’alchimia creativa che presento nelle mie pubblicazioni, il mio supporto all’evoluzione individuale si sviluppa in molti modi, mediante letture arteterapeutiche di vario tipo, suggestioni e consigli creativi, esercizi e meditazioni, percorsi di crescita personale e di formazione. La modalità di condivisione a distanza facilita questa trasmissione, sia nei singoli interventi che nei lavori continuativi.


SESSIONI DI ARTETERAPIA EVOLUTIVA

Con le sessioni individuali di arteterapia evolutiva è possibile esplorare un tema specifico, riguardante le attitudini e le esperienze di vita della persona, oppure esse possono essere intese a sviluppare la conoscenza di sé in un quadro generale. Mediante le comprensioni dell’arteterapia evolutiva, in entrambi i casi si ricevono delle indicazioni preziose sul percorso dell’evoluzione personale e sul processo creativo che può favorire la crescita.


LEZIONI DI ARTE MEDITATIVA (pittura, disegno, scrittura)

Le lezioni individuali di arte meditativa facilitano lo sviluppo del talento personale e dell’ispirazione nei campi della pittura, del disegno e della scrittura. Ricevendo e sperimentando le appropriate suggestioni, l’impegno creativo risulta naturale, appassionante e illuminante. Ogni individuo, anche se spesso si mantiene al minimo del potenziale, è dotato di speciali facoltà creative che si manifestano quando sono coltivate con amore, dedizione e sapienza.



PROGRAMMI DI RECUPERO CREATIVO

Molto di frequente, il talento creativo che naturalmente ci spetta è latente poiché è inibito dai condizionamenti subiti. In questo caso, la persona non dispone di un mezzo straordinario per rilassarsi in modo ludico, per sperimentarsi interiormente quanto nell’applicazione delle proprie facoltà artistiche, per assumere consapevolezza di sé e per formarsi vitalmente nella creazione del nuovo. Eppure non occorre molto per liberarsi dei pesi che arginano il flusso della creatività, basta una voglia sincera di sperimentare i passi che riconducono a se stessi e al fecondo esercizio del proprio talento. E’ una Via di continue scoperte, ricca di gioiosità e risveglio.

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PERCORSI DI FORMAZIONE NELL’ARTETERAPIA EVOLUTIVA

Questo percorso di formazione artistica e di riconnessione al Sé nel senso evolutivo, applica un complesso di metodologie e di conoscenze, sia creative che esoteriche, le quali si sono conformate in molti anni di sperimentazione delle potenzialità dell’arteterapia evolutiva. Di questo parlo estesamente nei miei libri, ma per crescere al meglio su questa Via è importante l’esperienza diretta. Infatti questo percorso di formazione va oltre l’esposizione generale che può essere ampiamente condivisa, dato che per ogni individuo esso si rende unico e individualmente conformato. Se gli esercizi e le informazioni esoteriche dell’arteterapia evolutiva hanno un valore universale, per ogni persona questi mezzi devono coniugarsi in un modo originale e specificamente orientato. Nel rispetto, nella cura e nello sviluppo dell’unicità individuale, si compie la riappropriazione del potere creativo e si realizza, con la piena attivazione dell’emisfero destro del cervello, l’accesso all’Anima.

mercoledì 17 settembre 2014

Arte del rinnovamento



Cari amici di Artista Interiore,

il mese di settembre è sempre stato per me un periodo di trasformazioni interiori e di nuovi progetti. Quest’anno lo è più di sempre. Su quest’onda alta, anche il blog avrà un nuovo inizio, arricchendosi di nuovi contenuti, più stimolanti e frequenti, come di brevi racconti e mini-lezioni di creatività meditativa.

Durante l’estate ho portato a compimento la stesura del mio nuovo libro ARTETERAPIA EVOLUTIVA – l’arte per espandere la coscienza. Si tratta di un’opera molto completa e significativa, che rende organicamente la ricchezza della ricerca creativa e spirituale che mi ha guidato in questi anni, e che ho condiviso con i miei seminari, con le mie sessioni e con le mie altre pubblicazioni. 
Ritengo che l’arteterapia evolutiva possa rispondere a molte domande fondamentali che riguardano il percorso evolutivo dell’uomo, e che sia quanto mai utile in questo momento epocale in cui siamo costretti a scegliere tra evoluzione e involuzione, ossia tra la potenzialità di creare una vita nuova e la distruttività senza via di uscita. Questo perché essa scopre e applica le naturali potenzialità creative che sono sincroniche al flusso rigenerativo della vita, ma di cui attualmente l’essere umano è drasticamente espropriato. Essendo una potente Via di autoconoscenza, di guarigione animica e di trasformazione interiore, l’arteterapia evolutiva ha il compito formativo di un nuovo modo di percepire, meditare e creare, da cui può sorgere l’uomo nuovo che non ignora i propri tesori e gioisce nel condividerli.

Per questo, la condivisione del mio lavoro didattico si è intensificata nell’ultimo periodo. Da circa un anno, su richiesta di alcuni allievi, ho anche avviato, utilizzando la potenzialità di internet, la condivisione per corrispondenza di sessioni, lezioni e percorsi formativi personalizzati. Questo tipo di lavoro, per me nuovo e interessante, sta dando esiti brillanti poiché consente una comunicazione immediata che si svolge nel modo più agevole, maturandosi nel tempo. Al contempo, gli allievi possono risparmiare sui costi e sugli spostamenti, potendo contare su suggestioni puntuali e individualmente dedicate. Per quella che è stata sinora la mia esperienza, credo che questo nuovo mezzo di trasmissione e di confronto creativo possa facilitare moltissimo la condivisione del lavoro con l’arte meditativa e con l’arteterapia evolutiva.

Un ulteriore progetto, presto operativo, è quello di una nuova collana editoriale, da me gestita, che presenterà alcuni speciali libri di narrativa, che sto scrivendo seguendo una straordinaria ispirazione, i quali sono dedicati a un pubblico accorto e geniale. La collana si chiama Peradam (come i cristalli che nel Monte Analogo di René Daumal hanno l’autentico valore) e i suoi libri sono preziosi "cristalli curvi che trascendono le coordinate ordinarie della lettura e illuminano le rifrazioni dell’Anima". I libri-peradam potranno essermi richiesti direttamente, ma anche essere ordinati nelle librerie e sul web.

Auguro a tutti voi una potente ispirazione e un amorevole rinnovamento.