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Satvat - Alchimia metropolitana - Acrilico su tela |
Un
effetto collaterale e non trascurabile dell'attuale crisi economica è
certamente quello della depressione psicologica. La decadenza
dell'intero schema di riferimento socio-economico abbatte ogni
sicurezza, rendendo inattuale ogni prospettiva logica dello sviluppo.
Sappiamo che nulla sarà più come prima: tutto quello che si
dava per scontato – e su cui ci si appoggiava – sta franando, ma
non si hanno né idee né risorse per agire concretamente verso un
cambiamento positivo. Nonostante tutti i sacrifici imposti, non si
potrà tornare indietro, e il futuro ci viene forzosamente strappato
di mano. Improvvisamente ci siamo accorti che siamo stati
espropriati da ogni capacità decisionale, che la vita che abbiamo
vissuto e stiamo vivendo è il risultato delle scelte
verticistiche e spietate di un potere su cui non abbiamo alcun
controllo. Lasciando da parte tutte le considerazioni politiche,
vorrei si riflettesse sul fatto che stiamo accusando in modo generalizzato chiari
sintomi di stress post-traumatico: depressione, stanchezza cronica,
irritabilità, difficoltà di concentrazione, ansia per ogni minima
cosa, chiusura in se stessi.
Tutto ciò non dev'essere trascurato, non solo perché ci rende tanto infelici ma anche perché così ci si
impoverisce di forza vitale, in una situazione che invece richiede un
acume di consapevolezza e di creatività. Siamo tuttavia pronti a
reagire, non ad agire, e in tal modo si naufraga nel senso di
impotenza, non essendo in grado di cogliere ed inventare nuove
opportunità. Credo sia fondamentale – prima ancora di tentare di
aggiustare la situazione esteriore – che ci prendiamo cura della
nostra situazione interiore, ribilanciando le nostre energie e
trovando delle aree meditative in cui rinfrancarci. Non ho dubbi che
un nuovo mondo ed un nuovo stile di vita potranno venire solo
dall'attitudine creativa di un uomo nuovo, che abbia sanato i suoi
conflitti ed abbia attivato il motore spirituale delle energie
interiori; dobbiamo essere in pace per manifestarci in un mondo di
pace, e dobbiamo divenire creativi per gettare le basi di uno
sviluppo radicalmente innovativo. Per non perderci – in molti casi
per non schiantarci – in un momento tanto ostico e delicato,
possiamo riscoprire ed utilizzare le nostre facoltà naturali, in
particolare riconnettendoci al nostro potenziale creativo, iniziando
a praticare una qualche forma di espressione artistica, ed anche
avvalendoci dell'arteterapia.
La creatività ci aiuta a riconoscerci
in ciò che realmente siamo, riscoprendo i nostri talenti dimenticati
che ci aiutano a ritrovare l'autostima e la capacità di agire in
modo responsabile e originale; inoltre ci proietta in un tempo "altro",
in cui stacchiamo la spina dalle preoccupazioni quotidiane,
permettendoci di ricaricarci nell'intimo contatto con l'energia
vivente della Vita. Non sono vane parole, come ha ampiamente
dimostrato l'arteterapia nel corso del trattamento psicologico anche di stati traumatici gravi, ad esempio in relazione a situazioni di
perdita, di abuso e di malattia. Come ha scritto l'arteterapeuta
Cathy A. Malchiodi: "Facendo
arte le persone si sottraggono alla presenza della malattia,
dimenticando il loro stato fisico e aprendosi a esperienze diverse.
Inoltre, come ci dicono molti pazienti conversando sul valore del
processo artistico, l'arte è un'esperienza che offre una forma di
trascendenza: quando sono impegnati in quell'attività spesso si
elevano al di sopra della malattia, vincono il dolore e superano
angosce e paure".
Chiaramente
questo è vero in ogni caso di malessere, anche quello contemporaneo
e socialmente condiviso che è portato dalla crisi. In definitiva dovremmo comprendere che siamo noi stessi la nostra maggiore risorsa.