Mentre
assistiamo al triste spettacolo di un'arte sempre più degradata,
ridotta ad oggetto dei tormentosi assilli della mente quanto di una
logica ingannevolmente finanziaria, è ormai lampante - per chi
conservi un pò di rispondente innocenza - che il Re dell'arte è
nudo. Roboanti imbonitori continuano ad impastare, con il niente
della mera trivialità, l'illusione di un abito fastoso, volendo
farci credere che questa arte priva della sostanza dell'arte –
ossia senz'anima - sia una creazione d'artista, che sia importante,
significativa e preziosa. Ma tale forzosa apparenza, sottolineata da
quotazioni milionarie, è irrimediabilmente triste e vuota.
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Il cowboy di Takashi Murakami |
Vogliono far sembrare lontano il tempo in cui l'artista
scandagliava i sentori più appassionati, mescolandoli e
riconoscendoli con la mediazione delle materie dell'arte; da tale
alchimia si formava il lavoro, saturo di impressioni date dalla mano,
dal cuore e dal miracolo dell'ispirazione. Segno riconoscibile di un
processo d'anima, l'opera trasfondeva il senso di un rito di
passaggio, che aveva formato l'artista quanto l'opera stessa.
L'ispirazione era stata accolta nell'intimo e digerita, traendone una
forza capace di forgiare la materia, che ne conservava la memoria
traducendola in suggestione vivente, atta a comunicarsi
all'osservatore. Che dire oggi di tutto questo vomito "artistico",
in cui si espelle la tronfia apparenza (scaltramente celebrata
oppure sintomo d'incapacità di approfondimento) e di cui nulla è stato digerito?!
Il
Re dell'arte oggi è nudo, ricoperto solo dalle vane parole degli
scaltri mercanti, dei critici venduti, degli investitori in arte che
si preoccupano unicamente di puntare al rialzo. Senza verità e
amore, senza comprensione e partecipazione alla ricchezza creativa.
Sono molti gli artisti che si lasciano irretire dal gioco perverso,
rinunciando al loro potere per cercare di farsi incontro a chi
effettivamente li disprezza - poiché disprezza l'anima che essi
evidenziano - oppure li sfrutta con l'illusione di un successo
possibile, con concorsi fasulli ed inutili mostre a pagamento senza pubblico; in
ogni caso le regole del gioco sono tali che l'artista è sempre
perdente. Perché oggi non importa il valore autentico dell'opera di
un artista, dato dallo splendore d'anima; conta molto di più
l'investitura politicante, il nepotismo che impone arbitrariamente un
alto prezzo di mercato.
(continua)