L'arte insegna all'uomo la responsabilita' della creazione.
Quando diventa una preghiera, la divinita' interiore e' risvegliata.

Satvat

lunedì 1 luglio 2013

Amnesia


Mattina, ora di punta. Uno sciame di passi frettolosi popola i corridoi sotterranei della metro. La folla avanza come un serpentone munito di una miriade di occhi, stranamente estranei gli uni dagli altri; ogni persona volge lo sguardo unicamente ai propri pensieri, tuttavia le espressioni sui volti portano il marchio di una stessa rassegnata consuetudine. Federico è in ritardo, come al solito, e forza l’andatura con impazienza sino a raggiungere il marciapiede dove attende l’arrivo della metro. Cerca una collocazione nella calca che odora di vestiti bagnati – fuori piove – e di un umore acido. Finalmente riesce a entrare nel vagone stipato, dove tenta d’estraniarsi riepilogando gli impegni della giornata. Arrivato a destinazione, fende la muraglia umana che ingombra l’uscita e imbocca la risalita all’esterno. Guarda l’orologio: il suo ritardo è ancora tollerabile. Poi la vede. Vicino alla scala mobile, una giovane donna è ferma in un’espressione indefinibile, risaltando come se fosse del tutto fuori posto. Lui sarebbe pronto ad ignorarla, se non provasse un’intensa ed imprevista sensazione di familiarità. Soffoca il moto istintivo di salutarla come una vecchia amica, perché certamente non l’ha mai vista prima; però, suo malgrado, rallenta il passo. La donna è visibilmente spaesata, benché sorridente. Federico non riesce a trattenersi dal chiederle se ha bisogno di aiuto, magari di un’indicazione; glielo chiede in inglese, perché lei gli sembra straniera. La sconosciuta si rivolge a lui con uno sguardo aperto e vivo, che ha i bagliori sorprendenti di un bosco che filtra i raggi del sole, parlando italiano. Lo ringrazia per la premura, confessando che effettivamente si trova in una particolare situazione: non ha alcuna memoria di se stessa, nel senso che per un colmo di stranezza si trova a non sapere chi è. Dice questo senza mostrare paura, quasi come fosse un gioco divertente, tanto che l’uomo si chiede se lo sta prendendo in giro. La sua diffidenza però non regge alla traspirazione d’innocenza che promana dalla donna, e lui comprende di non potersi sottrarre dal cercare di aiutarla. Nonostante il suo orologio, da sotto il polsino, lo ammonisca che è sempre più tardi per il lavoro, egli la accompagna in superficie sino al tavolino di un caffè. 
Mentre sorseggiano dalle tazzine, Federico osserva la sua improvvisata compagna; si chiede come potrebbe aiutarla e, più segretamente, sa di esserne affascinato in modo inspiegabile. C’è qualcosa in lei che lo turba e lo rasserena insieme, che provoca la sensazione d’agitare qualcosa che è sepolto in profondità nella sua memoria. Egli si sforza di arginare la sua emozione, cercando d’essere propositivo. Niente borsetta né documenti. Però lei non intende andare dalla polizia, né rivolgersi a un medico; si sente bene, non è preoccupata dalla strana amnesia e ha fiducia che tutto andrà bene. Inutile cercare di farla ragionare. L’uomo soffoca la propria irritazione, sapendo d’aver porto il fianco a una stravagante complicazione dal momento che si è reso disponibile. Certo, potrebbe salutarla su due piedi, lasciandola al suo destino, ma non può farlo perché si è lasciato legare dal mistero di quel suo sguardo che, senza chiedere nulla, provoca la necessità di una soluzione e il suo coinvolgimento. Allora egli telefona al lavoro e, con una scusa, ottiene la giornata libera. Ha smesso di piovere e possono camminare insieme apprezzando la loro compagnia senza l’impiccio dell’ombrello aperto. A Federico lei sembra una bellissima donna-bambina; forse perché al momento è libera dal suo passato, può essere così spontanea e gioiosa, vibrando in empatia con ogni cosa. Alcuni passanti li osservano con una sorta di stupore, e qualcuno porge persino un inaspettato sorriso. E loro procedono senza meta, incuriositi dai loro passi che portano a sempre nuove scoperte: un arcobaleno nel cielo, l’architrave antico e scolpito di una porta, i vividi colori vegetali di un mercato rionale, una minuscola pianta sbucata dal cemento. Si trovano a inventare giochi evitando, per quanto possibile, le vie metropolitane intasate dal traffico. L’amnesia della donna è quasi dimenticata, anzi diventa la sfumatura che rende tutto inconsueto e irripetibile. 
Per pranzare scelgono un ristorantino appartato. Però nel locale trovano l’atmosfera sgradevole di una violenta discussione che giunge dalla cucina; tuttavia l’uomo accigliato che si fa loro incontro, nel vederli, si distende all’istante in un’incongrua soddisfazione e li accoglie amabilmente. Innegabilmente, il loro arrivo è in qualche modo pacificante. Durante l’attesa di ciò che hanno ordinato, il ristoratore porta loro dei calici di prosecco quasi con malcelata gratitudine. Il cibo risulta gustoso e servito con cura. Alla fine del pasto, il proprietario del locale si avvicina per scambiare due parole e, visibilmente imbarazzato, confessa che la giornata era iniziata male, ma per fortuna loro due avevano portato una bella energia, tanto da meritare uno sconto speciale. Escono ridendo per la strana avventura, ma ha nuovamente iniziato a piovere forte. Federico propone di ospitare la donna per quella notte, in attesa di riuscire a trovare una soluzione per il suo problema. Lei accetta con un sorriso. 
A casa dell’uomo la donna è visibilmente a suo agio, e lui non sente l’imbarazzo che si prova con un ospite inatteso. Lei accende delle candele, sceglie un CD di Vivaldi e si offre di preparare la cena. Si muove ai fornelli silenziosa e danzante, totalmente assorbita in un rito atto a nutrire non soltanto al livello fisico, miscelando sul fuoco impasti sorprendenti e accesi di spezie. Lui la osserva nell’opera che pienamente le appartiene, sentendosi a distanza eppure rispondente come chi riceve un dono. L’ora del sonno arriva troppo presto, soprattutto per Federico che è totalmente preso di lei, ma tanto commosso e stupito da non saperla abbracciare con la propria passione. Le cede il suo letto e si rassegna a una notte insonne sul divano, strapazzato da un gonfiore torrido nel cuore che sale e scende per tutto il corpo. I suoi pensieri sono tori irruenti e caotici che squassano ogni cosa, e un opprimente senso d’irrealtà stride come un gessetto spezzato sulla lavagna della sua mente, tracciando segni inesplicabili. Quando suona la sveglia lei dorme ancora, così cerca di essere silenzioso mentre si prepara per andare al lavoro. Prova a lasciarle un biglietto vicino alla tazza che le ha preparato per il caffè, dove ha messo una rosa colta dal terrazzo, ma le parole non trovano il verso di comunicare qualcosa di vero. Sconfortato, esce lasciando nella stanza la muta preghiera che lei attenda il suo ritorno. 
Giunto in ufficio, percepisce subito che c’è qualcosa di storto. Il capo sta parlando con aria grave con un individuo che istintivamente desta la sua antipatia. Alto e solido, indurito, lo sguardo freddo e una vaga impressione untuosa. Appena lo vedono gli fanno imperiosamente il cenno di avvicinarsi. Gli viene presentato il colonnello Bonifazi dell’antiterrorismo e, prima che lui possa raccapezzarsi, viene coinvolto in un vero e proprio interrogatorio. Il problema è che le telecamere di sorveglianza della metro lo hanno registrato, il giorno prima, in conversazione con una ricercata, sospettata d’essere una pericolosa terrorista. Da quanto e come conosce quella donna? Cosa sa di lei? Per Federico è una terribile doccia fredda e sente la paura stringere la bocca dello stomaco. Non si stupisce d’essere stato rintracciato, grazie alla tecnologia informatica del riconoscimento facciale. Però la somma delle sue contraddittorie emozioni è tanto dirompente da fargli trovare a stento il sangue freddo per rispondere, con piatta indifferenza, che quella donna gli è del tutto sconosciuta. Quella era stata la prima e unica volta che l’aveva vista, e lei gli aveva chiesto semplicemente una banale informazione sul tragitto della metro. Il suo interlocutore è però come un mastino alle prese con l’osso, e impietosamente mastica le sue domande; Federico viene messo ruvidamente alla prova, fino a che il poliziotto non si convince che è solo tempo perso. Ha già frugato, usufruendo di ogni possibile informativa, nella vita, a dire il vero irreprensibile, di quell’impiegato, e non ha alcun motivo per dubitare di ciò che gli ha detto. Prima di andarsene, tuttavia, non gli risparmia una molesta tiritera sul pericolo che gli elementi anarchici costituiscono per la società, fomentando il disordine e la ribellione, insieme al sovvertimento dei valori morali. Finalmente riconosciuto innocuo per lo status-quo - quello che impone la crisi senza speranza che stiamo vivendo - Federico viene lasciato al suo dovere di lavoratore, ma più realisticamente ai suoi dubbiosi tormenti. E’ davvero possibile che quella donna, quella donna meravigliosa che ieri ha riempito la sua vita e che lui ha ospitato nella sua casa, sia una terrorista? Ed ha veramente perduto la memoria, oppure ha finto e si è servita di lui, magari per sfuggire alla cattura? Non può crederlo possibile. Può essere un grande equivoco, uno sbaglio. Ma il tarlo continua ad aprire la sua strada tortuosa nella mente. Mentre questi pensieri lo dominano interiormente, l’uomo riesce comunque a svolgere il suo lavoro, fingendo impeccabilmente con i colleghi che, dopo la visita del colonnello dell’antiterrorismo, devono essere tranquillizzati. Le ore d’ufficio non sono mai state così spinose, mentre egli sospira per correre a casa a rotta di collo… Lei sarà ancora là? Ti prego, fa che ci sia ancora! Che cosa le dirò? Che può succedere, a questo punto? 
Infilando la chiave nella serratura della sua casa, Federico si è preparato, ha cercato di prepararsi, ad ogni possibile scenario; ma appena la porta si apre l’orgia delle emozioni si affloscia come un palloncino bucato. All’improvviso è come entrare in mondo del tutto diverso, lasciando fuori i miasmi del mondo. E’ per lui una sensazione mai provata… forse l’aveva un po’ vissuta una volta, in un campo di girasoli. In casa c’è un’atmosfera palpitante, simile alla carezza impalpabile di una ragnatela di seta… e c’è lei, il suo sorriso. Si tuffa nelle sue braccia e lo bacia con la lievità di un farfalla, poi gira su se stessa con le braccia allargate, come a presentare un luogo sacro. Allora lui si accorge che i mobili sono disposti diversamente, e nel complesso c’è più spazio, più armonia. Tutto risulta estetico, più bello; sono le sue vecchie cose, ma è come se avessero trovato la giusta collocazione. Alle pareti, prima vuote, sono appesi dei dipinti molto colorati e intensi, realizzati da quell’angelo, che aprono nei muri delle finestre sulle dimensioni del sentimento. Ci sono anche dei cristalli, disposti un po’ ovunque, che lei ha donato alla casa; ha anche acceso un incenso e messo delle nuove piante. L’uomo si accorge, vincendo l’incredulità, che una sua vecchia pianta, ormai morta nel vaso nonostante le cure infruttuose, è miracolosamente risorta a nuova vita. Il tutto è stupefacente. Ciò che lui si era preparato perde le parole, scompare… Lei è là e gli offre un nuovo mondo, il mondo che era già suo però fatto risplendere. Federico tenta inutilmente di dire qualcosa, ma può rispondere solo con una lacrima di commozione. Lei sussurra: - Va tutto bene, ora ho capito chi sono. Voglio ringraziarti profondamente perché mi hai permesso di osservarti da vicino, hai condiviso con me ciò che potevi e mi hai aperto il tuo cuore; ciò mi ha aiutato a ricordare. Questo è un mio modo per dire grazie… spero che ti piaccia il risultato del mio lavoro -. Ancora lui non può dire, ma cerca di slancio le sue braccia, la sua bocca. Mentre si baciano si spalanca un senso tiepido di vertigine saturo d’ebbrezza, quasi un mancamento per l’uomo che resiste come un’ape nel vento, tenacemente intenta a suggere il nettare del fiore più profumato. Per non scivolare nell’oblio si aggrappa ai suoi occhi, immensi e verdi come l’aurora boreale. Sorridono i suoi occhi, con un lampo strano e squillante come il tocco di una campanella d’argento, mentre aleggia l’aria birichina di bimba. Rotolano morbidamente sul tappeto, indifferenti alla legge di gravità. Tutto si confonde in una girandola multicolore soffiata dallo scirocco; pare d’udirne il suono vorticante, che in realtà è ciò che lei bisbiglia: - Io e te siamo una cosa sola -. E lui sa che è vero, che quella è la meraviglia dell’essersi incontrati. Pensa che è l’amore che ha sempre inutilmente cercato. Lei è sopra di lui e lo stringe sofficemente ridendo: - E’ divertente: non sapere chi sei non è nulla paragonato a dimenticare di aver dimenticato, ma comunque è un gioco a mosca cieca per fare tana nell’essere che già siamo -. L’uomo si sforza inutilmente di capire, intuendo che lo riguarda direttamente. Le risate della donna sono ora una marea spumosa e inarrestabile che sgorga dal profondo, e lui ne è riempito, travolto in una spirale di gocce dorate sino a perdere la dimensione ordinaria di sé… una cosa che non si può raccontare a parole. 

C’è silenzio e immobilità. Federico respira nella pancia cullando il sorriso che si è liberato nel suo essere. Resta a occhi chiusi; l’amata non è più presente nella stanza, e solo così lui continua ad assaporarne la presenza. Grazie a lei, ha ricordato di aver dimenticato di aver dimenticato, e ciò lo colma di gratitudine. Riconoscendo la propria amnesia, sa di non sapere chi è veramente; ma quel magico incontro lo sospinge amorevolmente, da ora in avanti, ad impegnarsi per ricordarlo. Dentro o fuori che sia, ha profondamente abbracciato la sua anima, la sconosciuta che è nel suo cuore da sempre. Quello straordinario gioco di specchi aveva riportato il suo sguardo all’interno, e lì, finalmente, l’aveva ritrovata.

mercoledì 26 giugno 2013

Siamo tutti artisti




Psiche esce di casa relativamente presto, considerando l’intensa notte di lavoro appena trascorsa. Ha dormito solo un paio d’ore, però il flusso d’energia che la pervade ha un effetto galvanizzante. Con il pacco voluminoso che porta sotto il braccio, scendere le scale è poco agevole, ma l’ascensore è fermo da tempo. Da quando il portiere è impegnato nella sua performance artistica, c’è sporcizia dappertutto, dato che nessuno si occupa di pulire. Le rimostranze del condominio nulla hanno potuto contro la sua libertà d’espressione, sostenuta dall’imprimatur di un noto critico d’arte. Per cui il portiere sta tutto il giorno incatenato alla porta dell’ascensore al piano terra, e consuma i suoi pasti in una ciotola per cani. Psiche lo saluta passando e lui, come al solito, risponde abbaiando tristemente.

Nessuno saprebbe dire com’è dilagata questa mania, prendendo rapidamente la forma di un esibizione collettiva che corrode quel che rimaneva del buon senso. Certo è che il tarlo dell’animo umano era stato nutrito e osannato per anni dai critici e curatori d’arte senza scrupoli che hanno fatto della nevrosi il soggetto primario di un forte investimento programmatico e finanziario. Incapace d’ispirazione perché mancante d’Anima, la cultura contemporanea ha costruito con istinti non raffinati e con le ossessioni della mente un paradossale mercato del lusso. La merda d’artista inscatolata da Manzoni è quasi un romantico ricordo a fronte delle perversioni spacciate dall’art-system; quel che è accaduto ne è stato la logica conseguenza, fuoriuscita dalle esposizioni ufficiali come da una cloaca a riversarsi nelle strade. Con la parola d’ordine “siamo tutti artisti”, le performance e le installazioni hanno preso sempre più campo nel vivere comune, perché tutti – non solo coloro che sono dotati di pedigree artistico – vogliono “esprimersi” e illudersi di poter raggiungere il successo. Pur se nessuno è interessato ad impegnarsi in un percorso di autentica auto-esplorazione creativa, sono moltissimi coloro che utilizzano le loro immaginazioni reattive e compresse per esibirsi, ipnotizzati dall’elementare soddisfazione di uno sfogo catartico senza possibile liberazione. 

I critici d’arte, in un primo tempo, erano drasticamente insorti contro tale populismo performativo, ma poi avevano concluso che era per loro un buon affare. Da allora schiere di critici sono occupati a vendere recensioni ed elogi alla crescente popolazione di artisti, occupando sempre più spazio sui mass-media per dibattere sul nuovo e controverso “Rinascimento” che porta l’uomo comune ad ascendere alle vette dell’arte. Ormai lo sguardo intenso rivolto da una sconosciuta è più facilmente quello di un’emule dell’Abramovic che non quello di una donna in cerca d’amore. Lo spazzino che si rotola piangendo su una montagna di rifiuti, il barista che piscia nelle tazzine del caffè, l’anziana che si reca nuda a riscuotere la pensione, il direttore di banca che offre merda ai clienti, la suora che distribuisce santini vestita da prostituta, e tanti altri come loro, si assicurano l’appoggio critico che motiva e propaganda le loro azioni. Poiché la provocazione e la trasgressione sono i nuovi imperativi artistici, ogni sadico o masochista è promosso come interessante cultore dell’arte. L’installazione è ormai onnipresente, spesso in modo subdolo, e bisogna fare attenzione. La donna delle pulizie non sapeva che spazzando quel pavimento, coperto di Barbie fatte a pezzi, preservativi usati e teste di pesce, stava distruggendo l’opera di un artista famoso. Con l’interessamento dei critici, il mercato delle pulci è diventato una grande installazione collettiva che richiede un costoso biglietto d’ingresso; anche Napoli è stata proclamata museo a cielo aperto, grazie agli artisti che operano con la spazzatura che intasa le sue strade.

Camminando verso la piazza principale, Psiche riflette su questo ma con leggerezza, perché sa di aver distillato l’antidoto; finalmente sa d’esserci riuscita. Con animo più fiducioso che rassegnato sopporta i molti artisti impegnati in performance spesso moleste; un uomo che si è imbrattato di sangue la strattona, altri la bersagliano con libri strappati e materali eterogenei. Lei osserva con compassione, guardando inutilmente negli occhi esaltati o atoni degli artisti e del pubblico occasionale. Il percorso è reso disagevole dalle numerose ed ingombranti installazioni che reclamano l’attenzione dei passanti. Lei procede con la sicurezza del tesoro che reca sotto il braccio. Ha dedicato la sua vita per questo, lavorando in solitudine come l’alchimista; calandosi nelle profondità misteriose della sua anima, affrontando mille prove è giunta al fondo della miniera interiore, dove risplende la pietra filosofale dell’arte. Appena questa notte ha dato le ultime pennellate all’opera perfetta, sublimata nella pura ispirazione. L’ha riconosciuta, mentre sbocciava tra le sue mani, e, quasi incredula, l’ha vista compiersi come una profezia, come un dono per lei stessa e per il mondo. Forse questo può essere l’antidoto all'intossicazione dell’arte, perché tale vertiginosa armonia che si è creata sulla tela è impensabile che non venga riconosciuta, come un piatto delizioso e fragrante che giunga su una tavola ingombra d’intrugli incommestibili. E’ una pietra di paragone che innocentemente evidenzia come quest’arte fittizia e dolente sia la veste pomposa e immaginaria del Re nudo, l’ego ammantato nei suoi artifici. Perciò va mostrata.

Giunta al centro della piazza, con mano trepida Psiche scarta il dipinto e lo espone. Non sa cosa aspettarsi, né se lo chiede; sa solo che va fatto. Tuttavia non accade nulla, nessuno da segno di vedere lei né tantomeno la sua opera. Eppure lei sa di non essersi sbagliata, anche quando le gettano con commiserazione 50 centesimi scambiandola per una mendicante. In superficie si agitano il dubbio e l’amarezza, ma lei resta salda nel proprio sentire profondo, lo scudo che la protegge dall’indifferenza. Poi un ragazzo le porge un sorriso con occhi luminosi, prende il suo violino e intona una musica toccante. Dopo un po’ arriva anche una donna con colori e pennelli, che si mette a dipingere lì accanto. E alti continuano ad arrivare su un’onda di silenzio vibrante e surreale: cuori che si riconoscono e intendono partecipare. Chi danza, chi improvvisa teatro, tanti universi si rispecchiano gocciolando dai pennelli. Presto la piazza ha un centro pulsante di creatività in opera, dato dall’improvvisata comunità di artisti che celebrano offrendo le loro anime. E la città man mano sembra rispondere, ritrovando un ricordo della luce perduta.

domenica 26 maggio 2013

L'arte è reale solo quando IO SONO



 Un assaggio del mio articolo sul n. 10 di Oltre Confine:

L'arte è reale solo quando IO SONO
La saggezza percettiva, creativa e contemplativa dell'arte oggettiva

Gurdjieff individuava l’arte come un fattore saliente per lo sviluppo dell’intelligenza umana, in quanto può presentare agli uomini i dati che permettono loro di “prendere più o meno coscienza della loro reale individualità – unico mezzo per raggiungere il ricordo di sé, fattore assolutamente indispensabile per il processo di perfezionamento di sé”1.  Tuttavia egli denunciava con spietatezza che la cultura moderna ne era generalmente incapace, poiché veniva prodotta da impulsi automatici e fantastici, privi di verità e quindi di valore; effettivamente le finzioni della mente e la prosopopea dell’io la rendono superflua e senz’anima.

 L’insegnamento di questo Maestro caucasico – che si prodigò in Occidente per lo sviluppo armonioso dell’uomo allo scopo di far cristallizzare “nella sua presenza generale, secondo un procedimento conforme alle leggi, una energia di grande intensità che sola rende possibile un ulteriore lavoro su se stessi” 2- chiariva che nello psichismo dell’essere umano, e tanto più drammaticamente nell’uomo moderno, si è prodotta un’anomalia di cui anche l’impostazione dell’arte ha risentito pesantemente, divenendo arbitraria e sterile. Tale anomalia consiste principalmente in una macroscopica attivazione della speculazione automatica ed associativa della mente, che si è disconnessa tanto dal sentimento che dall’istinto. Per sentimento può intendersi il riconoscimento emotivo che, di fronte  un oggetto o a una situazione, fa vibrare in modo appropriato le corde dell’anima, mentre l’istinto è in questo caso equivalente all’intuizione, ossia a quella facoltà sottile mediante la quale la coscienza dell’essere umano può attingere, in modo transpersonale, dal serbatoio della consapevolezza universale. 

L’atrofia del sentimento e dell’istinto azzera il naturale buonsenso, lasciando altresì la funzione meccanica del pensiero libera di espandersi artificiosamente con proiezioni che sono avulse da ogni riscontro realistico. In questo modo l’essere umano non è minimamente in grado di contemplare e vivere la realtà, trovandosi ingabbiato in una visione personalistica, eppure allineata con la mente massificata, che è falsata dalle credenze e dalle attitudini automatiche. La sua anima, le cui facoltà sono proprio il sentimento e l’istinto, viene così estromessa dalla sua vita ed egli è costretto in una schiavitù percettiva ed esistenziale, privato delle basi essenziali per poter sviluppare armonicamente il proprio potenziale. In tal modo, nell’uomo e quindi anche nelle sue produzioni artistiche, “tutto è solo esteriore. (…) Tutto non è che rumore, baccano e odore nauseabondo” 3, poiché sono state estromesse l’autenticità celebrativa e l’intuizione che ci rendono  rispondenti al flusso vitale e creativo dell’Esistenza.

1 G. I. Gurdjieff – Incontri con uomini straordinari – Adelphi, 1977

2 G. I. Gurdjieff – La vita reale – Libritalia 1997

3 G. I Gurdjieff – Incontri con uomini straordinari – Adelphi, 1977


( L'articolo completo su Oltre Confine n. 10 )

martedì 14 maggio 2013

La natura di Buddha - mostra di pittura

Satvat - Buddha metafisico - acrilico su tela
La natura di Buddha è l’intima Sorgente della vita, il misterioso essere che, pur velato dall’apparenza, è la fonte originaria della consapevolezza e della creatività. La buddhità è lo stato naturale della nostra presenza, come sentire profondo e partecipato della verità del Tutto. Subendo l’incantesimo della superficie, distratti dalle proiezioni della mente, lo abbiamo dimenticato, ma questa realtà non può essere tradita, rinunciata o corrotta. Nemmeno può essere conquistata, come traguardo di un percorso spirituale, poiché è ineffabilmente presente qui-e-ora. Qualsiasi cosa pensiamo o facciamo, la nostra radice essenziale resta la natura di Buddha; ricordarlo meditativamente è la rivoluzione che risveglia e libera la nostra consapevolezza.

Il tema di questa mostra di pittura vuole evidenziare il nocciolo fecondo di ogni esplorazione nell’Arte, la quale è per sua natura devota alla scoperta della verità essenziale. Infatti i veri artisti alimentano operativamente il potere intuitivo della visione, volgendosi a un ricordare ancestrale che sia universalmente capace d’ispirazione. 

I quadri della Natura di Buddha sono meditazioni creative e saggiamente iconografiche che intendono puntualizzare un’occasione di risveglio. Ciò viene espresso, nei vari dipinti, con una narrazione simbolica evidente ed evocativa, utilizzando consapevolmente le valenze energetiche del segno e delle tinte. La scelta dei colori acrilici favorisce una vivace trasmissione dell’impasto cromatico, atto a stimolare in modo attrattivo le emozioni per suscitare la percezione lucida. Il segno rotondo e spiraliforme segue la corrente creativa dell’Anima e lievita il campo pittorico, portando un’espansione dotata di centro che trova una sincronica rispondenza con l’espansione dell’interiorità. La pittura rinuncia a ogni artificio mostrandosi con gioiosa innocenza, la stessa che possiamo riscoprire in noi stessi mediante la serafica contemplazione della nostra natura di Buddha.

 DAL  24 MAGGIO  AL 15 SETTEMBRE
SPAZIO INTERIORE - Via Vincenzo Coronelli, 46  Roma

Vernissage il 23 maggio

venerdì 3 maggio 2013

Il racconto di una copertina

Come tutte le copertine che ho disegnato per i libri della Collana Lanterne delle Edizioni Spazio Interiore, quella di RIPRENDIAMOCI L'ANIMA! si sviluppa dal fronte al retro; il senso di questa scelta è quello di cingere i vari libri con un racconto figurativo che sia significativo ed esteso come un abbraccio. In generale, il mio lavoro d'illustrazione rispecchia artisticamente i temi fondanti dei vari libri, percorrendo un'originale iter di condivisione; infatti, partendo da un mio bozzetto, si procede con un'elaborazione condivisa sia con l'Editore che con l'autore. Il risultato di questo processo creativo, credo unico nel suo genere, è quindi un soggetto molto sentito e partecipato che, nella veste comunicativa dell'illustrazione, esprime un intenso complesso di significati.

Il territorio della copertina di RIPRENDIAMOCI L'ANIMA! è un verdeggiante panorama della Natura in cui si esprime l'Anima universale. Sulla destra del frontespizio, il menhir inciso con le spirali allude alla verticalizzazione spirituale; su di esso una lucertola, assimilata  tradizionalmnte alla falce lunare, caratterizza simbolicamente l'anima che ricerca la Luce.
Protagonista della scena è una centaura con i capelli rossi (il rossore misterico del femminile), la cui parte animale è imbrigliata nel roveto dell'ombra; tuttavia il tralcio spinoso matura una rosa bianca, simbolo dell'anima che si sublima nella comprensione del senso iniziatico che è celato nelle limitazioni apparenti. Infatti la figura dispiega ali da farfalla, simbolo della trasformazione, ed è pronta a spiccare il volo suonando la tromba del Risveglio. Questo processo è sottolineato dall'arcobaleno, ponte tra la Terra e il Cielo. Il Ba egizio apre le sue ali nel volo dell'anima, e sotto di lui un felino sta a testimoniare il potere magico dell'animale totemico.
I flutti della vita scorrono impetuosi, fino al retro di copertina, sospingendo il pesce - simbolico della materia prima dell'alchimia. Sotto il fiore della quintessenza (ripreso da un antico testo ermetico), il serpente incoronato - la forza mercuriale che alimenta il circolo delle trasformazioni - si dirige verso l'athanor alchimistico che contiene i simboli planetari del Sole e della Luna - il maschile e il femminile; il processo dell'alchimia amorosa e interiore è alimentato dall'alito fuocoso del drago - le emozioni. Sulla sommità dell'ampolla, l'occhio verticale della visione spirituale è il corpo di una farfalla che ha le stesse ali della centaura.

lunedì 22 aprile 2013

Tutti coloro che lavorano nella libertà sono artisti.
E tutti coloro che non sono artisti sono schiavi.
Eric Gill
Satvat - L'oca è fuori! - acrilico su tela, 2012
La libertà è la vita dell'artista, che per essere creativo deve stabilirsi nel flusso potente e spontaneo dell'anima. Deve rendersi libero dalle attitudini condizionate della massa, dalle coercizioni morali e materiali della società, dagli schemi e dalle abitudini; ma non solo: deve rendersi libero dai legacci del proprio ego, dai timori e dalle aspettative. Per danzare con la Vita occorre essere innocenti.

In verità tutto questo fa di ogni essere umano un artista che crea se stesso, e perciò libero.

mercoledì 3 aprile 2013

RIPRENDIAMOCI L'ANIMA! Il nuovo libro di Satvat

 272 pagine con 10 disegni in b/n - € 18
 Prezzo scontato € 15, 30 richiedendolo all'Editore o all'autore

E' disponibile il nuovo libro di Satvat RIPRENDIAMOCI L'ANIMA! Per essere vitali, presenti, gioiosi creativi e ispirati. Si può trovare nelle librerie e in internet. Può anche essere richiesto direttamente all'editore Spazio Interiore oppure all'autore tramite i contatti di questo sito, al prezzo scontato di € 15.
E' disponibile anche in E-book.

 Questo libro intende guidare amorevolmente il lettore in un processo di caccia all'anima, attivando l'intuizione per superare consapevolmente le prigioni dei condizionamenti, i roveti che imbrigliano l'anima nell'Ombra, i blocchi, gli equivoci, gli smarrimenti, le rinunce al potere creativo e all'illuminazione interiore. Viene presentato un percorso di ribellione spirituale e di autoguarigione, arricchito da testimonianze ed esercizi di risveglio. Tale proceso evolutivo è individuale ma assume oggi un'urgenza collettiva ed epocale, poiché è l'unica possibilità per superare la grande crisi mondiale che sottilmente è causata dalla negazione dell'Anima. Favorendo in noi stessi la nascita di un uomo nuovo e integrato, più consapevole ed energetico, siamo in grado di dare qui e ora un senso reale alla nostra presenza nel mondo; allora, con creatività, amore, celebrazione e saggezza, possiamo salvarci dal gorgo inconscio della distruzione.