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Satvat - Idra danzante - acrilico su tela |
Sentiamo sempre più frequentemente ripetere che la creatività
è il mezzo per risollevarsi dalla crisi. Mi sentirei di sottoscrivere questa
affermazione, ma certo non nel senso che è usato dagli imbonitori del sistema.
Infatti per creatività essi intendono l’invenzione e la produzione di servizi e
merci in qualche modo innovativi, competitivi e più tecnologici, per
conquistare fette di mercato. Questo, nell’attuale fase di
depressione economica e di crollo dell’illusione consumistica, è un ulteriore
tentativo di proiettare il miraggio della restaurazione del sistema fatiscente che
ci ha fatto precipitare nel punto critico in cui ci troviamo, che è un punto di
non ritorno a meno di non cambiare radicalmente rotta. Vogliono dirci:
stringete i denti, pagate tutti i sacrifici (inutili) che vi chiediamo e
continuate ad illudervi che la macchina che spreme le vostre vite sia giusta;
basta solo resettarla con creatività=scaltrezza e vi condurrà sul viale
beatifico del progresso. In tal senso la creatività ha il falsato significato
di un marketing, che è stato promosso negli ultimi decenni distruggendo la vera creatività, la dignità del lavoro e la cultura,
espropriandoci, sia al livello individuale che sociale, di ogni vitalità
interiore ed estetica. Creativi sono considerati i baroni della finanza, della
tecnologia, dell’alta moda, dell’arte intesa come business; possiamo ben vedere
dove ci hanno portati: a una perdita totale del Sé, dell’ispirazione, del buon
gusto, dell’artigianato, della ricchezza culturale, della rispondenza ai
bisogni naturali e del benessere esistenziale.
In realtà è creatività fare un lavoro con amore e totalità,
con propulsione d’anima e meditazione; in tal modo si condivide ispirazione, celebrazione
e bellezza. Chiaramente ciò diviene difficile nell’attuale clima di chiusura ed
insensibilità; perciò, se vogliamo risollevarci creativamente dal crollo del
passato, ognuno deve rendersi responsabile di accogliere e favorire le
opportunità dell’ispirazione, facendo delle scelte consapevoli riguardo allo
stile di vita, esercitando il buon senso e aprendosi al senso spirituale della
bellezza. Dostoewsky scrisse che la bellezza salverà il mondo, ma ciò è
possibile solo se la riconosciamo scartando la bruttura che, spesso mistificata
dalla moda e dall’incuranza, corrode il mondo e la nostra anima.
Sono convinto che la creatività possa indicarci una nuova direzione, poiché ci può
riconnettere con la vitalità insopprimibile dell’essere, donandoci l’occasione
di scoprire e di applicare i nostri talenti nascosti. Divenendo intuitivamente
creativi, mettiamo radici nel movimento universale e generativo della Vita,
diveniamo integrati, rispondenti a noi stessi e alle nostre emozioni autentiche.
Solo così possiamo recuperare un veritiero senso di identità e nuove visioni creative del mondo che intendiamo costruire per noi e per i nostri figli. Dobbiamo svegliarci dall'incantesimodell'espropriazione esistenziale ed animica, tornando ad essere capaci di coscienza sociale, condivisione e cultura. Poiché, davvero, la mancanza di tutto questo è la morte della civiltà umana.