 |
Satvat - Viaggio della visione - acrilico su tela, 2012 |
In un ipotetico museo del futuro, l’arte ufficializzata dalla
nostra epoca senz’anima sarà mostrata come esempio di decadenza, di
mercificazione, di inganno, soprattutto delle perversioni causate dall’assenza
d’ispirazione. Il visitatore visiterà le sale dedicate all’arte di oggi
stupendosi per quella totale privazione di risonanza animica che ha
caparbiamente celebrato l’evidente bruttezza, mancando ogni significato che è
proprio dell’arte, la quale è per sua natura intesa a favorire ispirazioni
superiori e spirituali. Così egli avrà modo di meditare sulle contrazioni
egotiche della mente, sul pernicioso esercizio imperativo del pensiero che,
incapace di vera creazione, rimestola le ossessioni dell’uomo incapace di
elevazione e di liberazione.
Dal folgorante incipit dell’Arte Moderna, sospinta dalla
ribellione spirituale in cerca di espressioni nuove, feconde ed esoteriche,
qualcosa è andato decisamente storto, strappando l’arte dal cuore (sua sede
naturale) ed estraniandola nella mente. La comprensione di come e perché questo
è successo, è fondamentale non solo per ogni artista ma per ogni essere umano,
ed è una meditazione che può ripristinare il flusso interrotto della vera creatività
e della cultura. Come si è passati dall’enfasi sullo Spirituale nell’arte alla sua
completa rimozione? Bisogna comprendere che seppure gli artefici dell’Arte
Moderna furono profondamente coinvolti da un sommovimento originale e liberatorio
del loro cuore, l’atmosfera della società industrializzata subiva in vari modi il
dominio della mente. Il flusso spontaneo della nuova ispirazione che stimolava
le coscienze era prepotente ma necessariamente caotico, e l’individuo che si
stava spiritualmente formando necessitava di una comprensione che rendesse
organico il processo in atto. Però l’artista occidentale non era un meditatore,
ma al massimo un filosofo; perciò si utilizzò la mente per cercare di
sistematizzare quanto emergeva, in modo vitale ma incomprensibile, dal cuore.
L’arte pulsava nel cuore, ma veniva tradotta alla comprensione dal procedimento
mentale, utilizzando le chiavi del pensiero esoterico.
Il cuore ha una risonanza esistenziale con la Vita, perché ha
radici nella totalità universalmente creativa dell’Esistenza. Quello che si
rispecchia nel cuore ha naturalmente un senso universale che è corroborato dal
senso profondo dell’ispirazione e della creazione. La mente è invece una
funzione speculativa, che è arbitraria anche se necessariamente gravata dai
condizionamenti; la mente crea sogni che sono avulsi dalla realtà, potendo al
massimo tentare una decodificazione o una rappresentazione parziale della
realtà. Possiamo vedere che l’arte, paradossalmente, è stata estromessa dal
cuore proprio dalla mente spiritualista che, tentando la forzatura di una
celebrazione esotericamente idealizzata, ha provocato il suo opposto, ossia la
decadenza di un’esperienza falsamente creativa: un’arte solamente pensata e non
più veridicamente originata dall’alchimia operativa dell’arte.
Ad esempio, questo
è accaduto con le speculazioni intellettuali di Duchamp, proseguendo con le
esperienze dell’arte americana che, prendendo esempio da uno Zen affatto compreso,
ha portato a quel minimalismo che ha privato l’opera artistica della ricchezza
e del senso intuitivo della visione. Se l’arte orientale, originata
meditativamente dal Vuoto zen, tramite l’immedesimazione operativa nel cuore
era comunque ricca dei sortilegi dell’immaginazione creativa, l’arte
occidentale ha invece finto di essere illuminata imponendo artificialmente il vuoto
sulla superficie della tela, con dipinti svuotati, asettici quanto intellettualmente
pretenziosi, dove l’anima non trovava alcuna effettiva espressione. Questa
illusione della mente ha reso l’arte sterile, priva di autenticità e di
occasione di un risveglio del cuore. Così sperso nel sogno della propria
invenzione, l’artista non si è più calato nel cuore per assaporare e rivelare
il palpito spirituale che matura alchemicamente le emozioni individuali
nell’esperienza sensitiva delle leggi universali della creazione; inorgoglito
di se stesso, ha proceduto con le espressioni reattive e mercificate che,
passando per la Pop Art, sono giunte agli attuali teatrini senz’anima dell’arte
concettuale.
Il nostro compito pressante è quello di ricondurre la nostra
esperienza e la nostra comprensione, in modo esemplare per quanto riguarda l’arte,
dalla mente al cuore, tornando a mettere radici nelle forze ispiratrici,
benefiche e terapeutiche della creazione e della Vita. Sapendo che siamo a un
punto cruciale e che, senza questa conversione, ci sarà impossibile avere un
futuro.