L'arte insegna all'uomo la responsabilita' della creazione.
Quando diventa una preghiera, la divinita' interiore e' risvegliata.

Satvat

sabato 23 aprile 2016

Sogno e archetipo nell'arte



Salvador Dalì, come molti altri surrealisti, si è saldamente afferrato al proprio egocentrismo, da cui ha proceduto il suo “metodo spontaneo di conoscenza irrazionale, fondato sull’associazione interpretativo-critica dei fenomeni deliranti”. Però il delirio dovrebbe essere considerato al più come il prodotto transitorio di un mutamento di stato psichico, non è la materia prima dell’autentica alchimia interiore. Tale materia prima ha effettivamente la natura alienata del sogno, ma in un modo che è intimamente fecondato dall’archetipo; niente di meno consente il compiersi del processo alchemicamente creativo. Perché solo l’archetipo ha l’intrinseca saggezza che guida e sostiene, che procura sincronicità e rivelazioni. 

Salvador Dali' - Il grande masturbatore

Seguendo la Via degli archetipi si compone l’insieme, acquisendo l’integrazione che è il compito del processo di individuazione. Però il sogno, se vissuto inconsapevolmente, o addirittura celebrato, come fenomeno della schizofrenia individuale, è, al contrario, agente della frammentazione. Niente è più privato del sogno, quando esso non sia approfondito sino a pescare nel regno abissale ed universale degli archetipi, nell’inconscio collettivo teorizzato da Jung. Dalì, nonostante il suo genio, ha mostrato l’errore del surrealismo nell’esaltazione di “tutto ciò che di misterioso, di incomprensibile, di soggettivo, di unico mi passi per la testa[1]”. Questa enfasi dell’anarchia immaginativa individuale, non corroborata dal senso misterico degli archetipi, si traduce automaticamente nelle produzioni di un delirio nevrotico incapace di evolvere.

In definitiva, l’arte è uno specchio dinnanzi al quale l’artista, ma anche lo spettatore, indossano le maschere più fantasiose del sogno e dell’anima, sperimentando un gioco di identità miracolose e cangianti; se motivate dal senso archetipico, queste finzioni sensitive, gioiose o terribili, possono attivare energie e talenti che inducono a maturare la consapevolezza del volto originale, del Sé liberato dalla maschera.

Dipinto di Ernst Fuchs



[1] Dalla presentazione di S. Dalì per la sua mostra alla galleria Levy, New York, 1934

venerdì 22 aprile 2016

Arte della visione

Il contributo di Jung ha chiarito che l’espressione artistica può portare all’emersione dei contenuti simbolici e archetipici della psiche, i quali difficilmente trovano riscontro negli altri ambiti dell’esperienza umana, che per lo più viene subordinata alla logica coercitiva del compromesso sociale. L’essere umano vive nel mondo, assoggettato alle sue regole massificate, senza incontrare gli stimoli appropriati per approfondirsi nella conoscenza di sé. Seguendo le strade asfaltate e obbligate della superficie, egli transita in modo meccanico e ripetitivo, senza potersi maturare nel percorso dell’auto-individuazione. Così l’individuo resta all’oscuro di quello che si agita nella propria intimità animica, che è ciò che lo rende propriamente vivo, autentico e creativo.

Satvat - Le stazioni del cuore
 Tale orfanità di se stessi è inaccettabile e alienante, fonte di malattia e del non saper vivere, perciò è indispensabile avviare un’indagine interiore che si addentri nelle pulsioni subcoscienti e sinceramente individuali. Potremmo dire che la logica sociale si limita a sbozzare l’individuo come un Pinocchio di legno, privato di senso e dignità, che ha la necessità esistenziale di contattare e risvegliare la propria anima per essere propriamente umano, attraversando quello che Jung ha chiamato il processo di individuazione. L’arte è un meraviglioso specchio dell’interiorità, tanto che Bernard Shaw scrisse che si usano gli specchi per guardarsi il viso e si usa l’arte per guardarsi l’anima. Tuttavia è necessario comprendere quale sia l’autentica arte, quella che può aiutarci a riconoscerci nell’intimo.

Giustamente Jung distingueva l’arte che si approfondisce con coraggio e intuizione nel subconscio, dall’arte intesa come esercitazione esteriore che tende a conformarsi ad un fallace gusto estetico, epidermicamente rispondente alle mode. La differenza è fondamentale, sebbene non si può dire che finora sia stata ben compresa. Ma è chiaro che solo un’esperienza artistica genuina, originale e pienamente soggettivizzata, che conduca l’artista a mettere in opera e ad alchemizzare le proprie pulsioni istintive e profonde, può manifestare delle valenze che siano pregne di contenuti animici. Tali contenuti, provenienti dall’interiorità individuale, non restano però privati, limitati nel personalismo; infatti, penetrando attraverso le stratificazioni della psiche, l’intuizione dell’artista si matura e giunge a pescare in territori abissali e misterici dove il sentimento personale sfocia nel più vasto sentimento universale, che Jung ha definito l’inconscio collettivo.

Satvat - Lo sguardo di Horus
 Per questo l’arte, la vera arte, può ispirare, comunicando sentimenti e valori archetipici che possono essere universalmente condivisi. Perciò, ad esempio, affinché sia vera arte non si tratta di fare un bel quadro, con un sapiente esercizio di mestiere, bensì di dipingere con verità e intuizione, spingendosi in profondità nella ricerca sino a raggiungere i territori selvaggi, saggi e sincronici dell’inconscio collettivo. Solo giungendo là, nel crogiolo pulsante dell’alchimia interiore da cui scaturisce la vita, si ottiene l’investitura della piena facoltà creativa, si diviene davvero artisti poiché veggenti.

giovedì 7 aprile 2016

Avventure editoriali

L'Artista Interiore riprende le sue pubblicazioni dopo una pausa che ho dedicato alla ultimazione di quattro miei nuovi libri.

E' stato pubblicato IL LATTE DELLA LUPA; Rivelazioni sull'arte, disponibile sia nella versione cartacea sia come E-book.

80 pagine con illustrazioni b/n euro 10 - E-book euro 4,99
Puo' essere ordinato al link

Il libro cartaceo puo' essere richiesto direttamente a me anche con dedica personalizzata.

Sulla pagina facebook


continuo ad arricchire con nuove pennellate la preziosa essenza che si rivela nel libro.

Presto verra' edita la traduzione inglese The she-wolf's milk; Revelations on art



Altri due libri stanno viaggiando nel mondo dell'editoria per trovare un felice approdo: 

Percorsi di arteterapia evolutiva
 L'arte per espandere la coscienza
  
Questo libro è concepito per trasmettere al lettore delle ispirazioni creative che siano atte a sviluppare, percorrendo la Via dell’arte, un percorso individuale volto all’espansione della coscienza per il potenziamento sia esistenziale che artistico. L’intento operativo dell’arteterapia evolutiva è educativo nel vero senso di “portar fuori” (dal latino ex ducere), alla luce della coscienza, i contenuti inconsci e interiori. Così può essere vivificata e assaporata l’indicibile ricchezza dell’Essere che altrimenti resta latente nell’inconscio. Come disse Paul Klee, questa è la missione dell’arte: rendere visibile l’invisibile, in modo che patrimonio interiore sia intensamente vissuto. L’arteterapia evolutiva, da me concepita nel corso di appassionate ricerche, sperimentazioni, meditazioni e condivisioni, è un valido metodo estrattivo dalla miniera interiore che chiarisce la portata alchimistica dell’arte. Da tale miniera si trae lo splendore della presenza cosciente dell’uomo, e l’arteterapia evolutiva può aiutare a riconoscerla e manifestarla creativamente.


Le avventure di Putifarre

Dopo le suggestioni formative che ho rivolto al pubblico adulto con le mie pubblicazioni, sono felice di dedicare questo libro al pubblico infantile. Mi sono avvalso della mia esperienza di lavoro con l’arteterapia insieme ai ragazzi per raccontare delle storie che comunicano dei significati profondi con il linguaggio che la psiche infantile può facilmente elaborare e assimilare al livello immaginativo. In questo modo ho posto molti temi importanti, ai quali i ragazzi hanno risposto in modo straordinario, facendomi vedere quanto l’apporto educativo sia prezioso nella favola. Non mi sembra che a questo sia data attualmente la giusta rilevanza dalla letteratura per ragazzi, ed è un peccato perché la loro esigenza di nutrirsi nell’anima è ben presente e vitale. Queste mie favole parlano dell’integrazione dell’Ombra, del valore della creatività, dell’elaborazione cosciente dei conflitti, della forza dell’amore, del rispetto per gli animali, dell’accettazione di sé, dell’arte della guarigione, del vuoto, e di tante altre cose esistenzialmente significative che i ragazzi hanno interiormente accolto ed elaborato in modo sorprendente.




Inoltre e' pronto un mio nuovo libro di narrativa intitolato LA PROVA DEL GENIO che sara' presto pubblicato nella collana Peradam

domenica 11 ottobre 2015

L'avventura dello scrittore

IL LATTE DELLA LUPA - 80 pagine - 14 illustrazioni B/N - € 10

  Quella dello scrittore è un'avventura sui percorsi misteriosi dell'ispirazione. Non si può mai sapere dove conduca, ed è per questo che è così affascinante. Porta a addentrarsi in luoghi segreti, ad ascoltare le sagge parole dell'Anima, a evocare le visioni che nascono dal fuoco dello spirito. Lo scrittore apprende ad affidarsi con fiducia, a meditare sul percorso, a sostare talvolta per riprendere le forze, a proseguire con entusiasmo anche quando si pensava che il viaggio della scrittura si fosse concluso.
   La scrittura del mio nuovo libro IL LATTE DELLA LUPA - Rivelazioni sull'Arte è stata costellata da molte sorprese. I primi vagiti della sua nascita si sono annunciati tempo fa con tre giorni intensissimi, in cui un'improvvisa ispirazione mi ha portato a scrivere più di duecento aforismi, una forma letteraria per me inconsueta. Molti di questi hanno formato la spina dorsale del libro, dopo un lavoro di affinamento che è paragonabile alla politura dei diamanti grezzi. Ma ancora non sapevo che ne sarebbe venuto un libro. Invece ciò era ben chiaro nelle intenzioni dell'Artista Interiore, che in seguito, in tempi molto ravvicinati, mi ha sedotto con molti altri scritti sorprendenti e ricchi di significato, facendomi vedere il libro che sbocciava tra le mie mani. E quando per me era compiutamente realizzato, e già pronto per la stampa, ecco che nuove ispirazioni sono arrivate, tanto perfettamente sincroniche da farmi comprendere quanto già facessero parte, nell'immanifesto, del disegno originario.
   Indubbiamente IL LATTE DELLA LUPA è un libro coraggioso, che solo l'Artista Interiore poteva scrivere nella verità che non accetta alcun tipo di compromesso, non come espressione personale ma con una cristallina chiarezza che commuove nella diretta evidenza. Coraggioso perchè presenta l'essenza vitale dell'arte, portando a meditare sul sentimento profondo della vita. Per questo parlare oggi dell'arte, delle sue motivazioni profonde, ha un significato irrinunciabile, e coraggioso. E per questo se ne parla così poco, oggi che non si dà più significato a nulla, che si vive in modo artificioso. Nel mondo che creiamo, tutto viene consumato e si coltivano illusioni spesso perverse, mentre l'autentico significato viene  sminuito con arroganza o ignorato nell'indifferenza. Anche molti artisti, forse per insicurezza, evitano di parlarne, ed è un errore, perché il significato occulto è il nettare dell'arte. Il latte della lupa - il flusso originale dell'arte - è selvaggio e amorevole, è un veleno alchimistico che corrode la menzogna per rivelare l'essenza.
  Questo libro è del tutto inconsueto perché segue il moto circolare dell'ispirazione e della vita, richiamando dal centro del labirinto la facoltà innata della visione intuitiva. Si presenta, come si è presentato anche allo scrittore, come un contenitore del meraviglioso, un cappello del prestigiatore da cui non escono conigli, bensì i ruggiti amorevoli della vita selvaggia e nobile dello spirito.
  

domenica 20 settembre 2015

Il latte della lupa - il nuovo libro di Satvat

Il latte della lupa - edizione solo italiano pag. 80 con illustrazioni in b/n

E' in via di pubblicazione il mio nuovo libro Il latte della lupa - Rivelazioni sull'arte. E' un testo speciale e composito sulla natura illuminante della creatività e dell'arte, che si compone di vari scritti e aforismi; inoltre un'appendice è dedicata alle profonde intuizioni dei grandi artisti. Il libro è arricchito da numerose illustrazioni che espandono le risonanze dello scritto. Seguendo una vivace ispirazione, il testo presenta il ricco affresco dell'arte e dell'Anima offrendo una quantità di spunti di meditazione. La forma dell'aforisma si è mostrata particolarmente efficace, anche per lo scrittore. Infatti l'aforisma giunge con un'essenza rapida e sintetica che arriva direttamente nell'interiorità eludendo i filtri della mente; in tal modo, suscita impressioni immediate e veritiere. Per favorire la più ampia diffusione di questo libro, che parla all'anima di cose irrinunciabili e preziose, l'ho scritto sia in italiano che in inglese.

A differenza degli altri miei libri, ho scelto di pubblicarlo in proprio per avere la massima libertà di espressione, ed anche perchè credo che sia proficuo sviluppare dei progetti di rinascimento culturale e animico con una condivisione il più possibile orizzontale, che sfugga alla logica oscurantista del sistema ed anche alla centralizzazione culturale, non di rado manipolatoria, delle case editrici.

Potete contattarmi per ogni precisazione, e vedere i link dove troverete le necessarie informazioni:

https://www.satvat.it/libri/

https://www.satvat.it/libri/acquisto-libri/

domenica 17 maggio 2015

La meditazione calligrafica 2


Satvat - Giungla sorridente - acrilico su tela


I materiali tradizionali adoperati dai pittori orientali sono una carta molto sottile, impropriamente chiamata “carta di riso”, l’inchiostro e il pennello. L’inchiostro viene preparato strofinando una bacchetta di inchiostro solido su una “pietra da inchiostro”, con l’aggiunta di un po’ d’acqua, sino ad ottenere la giusta fluidità; durante questo cerimoniale, il pittore si centra nella disposizione meditativa. La scelta dei materiali obbliga il pittore a stare con attenzione nel presente; infatti il gesto poco immediato e fluido causa lo spandersi irrimediabile dell’inchiostro sul velo di carta, e in ogni caso il risultato della pittura non è correggibile. Potremmo avvalerci degli stessi mezzi, per calarci nella sfida che essi pongono al pittore, oppure possiamo optare per medium più comuni, come della comune carta da acquerello. Consiglierei di mantenere l’uso dell’inchiostro di china, che ha una fluidità ottimale, ma si possono utilizzare anche acquerelli, tempere, colori acrilici. Si utilizza tradizionalmente il colore nero, e, almeno inizialmente, è preferibile attenersi a questo perché il nero ha la più forte incisività; successivamente, si potrà sperimentare anche con inchiostri colorati.

Vorrei comunque dare dei succinti suggerimenti tecnici per chi intenda cimentarsi a dipingere secondo il modo orientale:

Il foglio di “carta di riso” va poggiato su un feltro che assorba l’inchiostro in eccedenza e deve essere fermato con un peso sul bordo superiore, per evitare che venga spostato dalla pressione del pennello.

Il bastoncino d’inchiostro e il calamaio di pietra sono reperibili in molti negozi di belle arti, ma si può agevolmente utilizzare l’inchiostro di china già pronto chiamato indian ink.

Il pennello orientale è differente da quello che siamo abituati a usare e va tenuto in posizione verticale, impugnandolo con il pollice contrapposto all’indice e al medio. Non va immerso nell’inchiostro per più di due terzi della lunghezza del pelo, altrimenti si sciupa. Prima di intingerlo nell’inchiostro, deve essere bagnato e poi asciugato.


Come si procede nella meditazione calligrafica:

L’intento della meditazione calligrafica è quello di lasciar accadere il segno con somma spontaneità e piena immedesimazione meditativa. Come nel tiro con l’arco zen, il segno che parte da solo, non come atto parziale e volontario, ma certo nemmeno casuale, è la freccia che infallibilmente raggiunge il bersaglio dell’arte, in virtù di un movimento originato dal Tutto.

Ponendosi di fronte al foglio bianco, si svuota la mente da ogni intenzione personalistica, dall’idea di voler realizzare qualcosa; ci si rilassa, ma non cullandosi nell’indolenza, piuttosto calandosi sul fondo del crogiolo dove ribolle l’intento creativo. Si può immaginare di immergersi profondamente nell’hara, localizzato poco al di sotto dell’ombelico, dove palpita il fuoco sacro della vita, riposando in quella luce e dimenticando ogni cosa. Lasciamo che il mondo conosciuto si spenga, e che sia invitato a giungere dal nulla il seme di un mondo nuovo.

Immergiamo con consapevolezza il pennello nell’inchiostro, caricandolo spiritualmente, e semplicemente attendiamo.

Tutto è pronto, e siamo a disposizione della forza, senza fretta alcuna e con massima attenzione: attendiamo il balzo della tigre. E’ un animale poderoso che guata nella selva interiore, questa tigre di sogno che ha scosso l’ispirazione nello zen, e non sappiamo quando deciderà di sferrare l’attacco; ma non la temiamo perché in realtà siamo noi a tenderle l’agguato.

Ecco, arriva… il pennello è posseduto e a sua volta possiede la carta con fendenti di spada, aprendo vie dell’inchiostro dove procede il fremito inesauribile e gioioso della vita. Il tutto si compie in pochi istanti sfuggiti al tempo. Se nel partecipare a questo gioco troviamo una gioia inspiegabile, vuol dire che abbiamo colto nel segno; altrimenti dobbiamo sapere che ci stiamo avvicinando, con la fiducia incrollabile che ogni volta la mira si rende più precisa.

Le fasi salienti del processo sono la preparazione insieme all’attesa del moto dell’ispirazione, l’istante della creazione, la meditazione dei tratti impressi. Quest’ultima fase è di grande importanza, poiché stimola l’intuizione e favorisce la maturazione interiore. Evitando il giudizio, ci si impegna a riconoscere le qualità energetiche dei segni impressi, utilizzando gli errori come opportunità di crescita. Il segno potrebbe, ad esempio, risultare poco fluido, banale e ripetitivo, esprimendo scarsità di linfa vitale; ma ciò non dovrebbe avvilirci, anzi dovremmo rallegrarci di averlo riconosciuto. Si procede, esercizio dopo esercizio, con gratitudine per gli errori, dato che essi ci permettono di rettificare il percorso.

Vedremo che man mano il segno si decanta, assumendo brio e una fantasiosa espressività, un’eleganza spontanea e una perfetta-imperfezione che palpita di vita interiore. Cosa ancora più importante, ci accorgeremo che, nel momento del balzo della tigre, quando la mano con il pennello scatta seguendo le linee imponderabili dell’energia, la nostra anima può seguire il movimento con perfetta immedesimazione, partecipandolo dall’interno del gesto; ed è allora che si libera il getto rinfrescante della gioia.

La meditazione calligrafica, per approfondirsi, dovrebbe essere praticata quotidianamente e seguendo un ciclo di almeno quindici giorni. Può essere un ottimo esercizio di apertura di una sessione creativa, dato che risveglia e corrobora il potere segnico. Una volta affinata, l’espressione calligrafica può essere una forma artistica compiuta, o costituire l’ossatura di una più complessa elaborazione creativa; ad esempio, alcuni dei miei dipinti si sviluppano da una base calligrafica.

giovedì 14 maggio 2015

La meditazione calligrafica 1




Nella pittura vi è un fattore primordiale, costituito dal segno. Ho specificato nella pittura, pur se il potere del segno si esprime anche nell’arte scultorea, per sottolineare che il primo tratto del pennello opera in modo radicalmente diverso dal primo colpo dello scalpello: mentre questo inizia a rimuovere la materia inerte, affinché alla fine risulti il corpo vivificato della scultura, che si può dire era già contenuto in potenza nel materiale grezzo, il segno pittorico porta invece in esistenza qualcosa che prima non c’era. Infatti in pittura, come nel disegno, l’imposizione del segno trae dal non-manifesto e indifferenziato, potremmo dire dal vuoto, la libera traccia della creazione. Con un segno si dà inizio, avviando un destino operativo che va a svilupparsi in modo suscettibile all’ispirazione. Quel segno iniziale si trasforma, si estende, si moltiplica, originando generazioni di forme che assumono legittimamente le qualità del colore. Pensiamo quindi a quanta energia sia contenuta, al livello potenziale, nel segno originale, con il quale viene piantato il seme di un mondo nuovo; e tale forza è data dalla presenza responsabile di colui che lo traccia. In quell’attimo in cui il pennello feconda la carta vergine, l’autore rivendica il diritto demiurgico della creazione; ma, se è un vero artista, non si pone come incauto tiranno, o con sconsiderato automatismo, bensì come appassionato intermediario tra ciò che vuole nascere, traendosi dal mistero inconoscibile, e la manipolazione consapevole delle forze della gestazione interiore e quindi del parto creativo. Ci vogliono umiltà, intuizione, spontaneità, attenzione, amore e gratitudine. Nell’operare creativo si è sempre in bilico tra la nascita e l’aborto, tra la vita e la morte, tra il caos e l’armonia, ed è l’immedesimazione consapevole dell’artista che fa la differenza.

Mentre l’arte occidentale si è mostrata particolarmente interessata alle forme, e quindi ai significati dell’espressione, la pittura estremorientale si è prevalentemente focalizzata sull’investigazione del potere ancestrale del segno, avviandosi in meditazioni stupefacenti sulle mutazioni stilistiche e energetiche della linea. Quando ho preso a studiare l’antica pittura estremorientale, sono stato profondamente colpito dalla profondità meditativa delle sue comprensioni, tanto da dedicare a ciò il mio libro Il Tao della pittura. Per gli antichi pittori cinesi e giapponesi, la linea era il filo del rasoio dove si compivano pericolose esercitazioni sul ciglio dell’abisso, tendendo a suscitare i poteri esoterici del pennello. Volendo andare alla radice dell’intento creativo, essi conobbero del segno tutti gli umori, le attività più fantasiose e creative, persino i colori potenziali e immanifesti, facendone lo specchio perfetto del loro cuore. Per questo non distinsero tra pittura e calligrafia: entrambe rivelano la forza esoterica che origina la vita, nella sorgenza spontanea del fermento creativo che imprime le diecimila danze ispirate alla linea calligrafica.

Quando i pittori moderni cercarono in se stessi la misteriosa origine dell’arte, si trovarono ad essere spontaneamente risonanti con i principi meditativi dell’arte estremorientale, così anche per loro divenne cruciale la riflessione sul potere misterico del segno. Questo fermento meditativo e creativo, che ha colto echi taoisti e zen in modo affatto imitativo, ha investito l’intero panorama dell’arte, e per molti artisti è divenuto il dato fondante del loro lavoro; tra questi, ricordiamo per brevità solo Michaux, Masson, Mirò, Alechinsky, Pollock, Kline, Gorky e Tobey, ma l’elenco dovrebbe essere molto più esteso.

L’artista francese Fabienne Verdier ha raccontato nel libro Passeggera del silenzio la sua avventurosa iniziazione all’arte calligrafica cinese. Il suo maestro le impose di esercitarsi per lungo tempo nel semplice “tratto dritto”, che è il segno di base. L’inesausta ripetizione di quel tratto elementare, risultava insopportabilmente ripetitivo per la mente occidentale della pittrice; ma al suo insegnante ogni segno dipinto, pur se apparentemente uguale ad ogni altro, rivelava lo stato d’animo dell’allieva. Egli sapeva assaporarlo in profondità, quindi poteva giudicare l’umore di cui era infuso. Le insegnava dicendo: "Il tratto è di per sé un’entità vivente: ha un’ossatura, una carne, un’energia vitale; è una creatura della natura, come tutto il resto. Bisogna cogliere le mille e una variazione contenute in un unico tratto" (1). Una simile comprensione motiva anche la nostra meditazione calligrafica.

Non abbiamo bisogno di interessarci della calligrafia orientale, poiché la meditazione del segno è un valore universale, e troveremo in questo esercizio creativo un valido metodo per l’immedesimazione energetica e la comprensione dell’espressione creativa primaria. Si tratta di darsi l’occasione di una produzione segnica spontanea e intensamente partecipata, tratta da un allineamento interiore con il libero fluire dell’energia. La chiamo calligrafica, per libera assonanza con le comprensioni artistiche orientali, ma non ha proprio nulla a vedere con la scrittura ed il linguaggio. Concerne lo sprigionarsi, dall’interiorità creativa, di una forza naturale che si produce in un effetto segnico, in modo simile alle miriadi di segni espressi spontaneamente nella natura: le venature del legno, le crepe della roccia, i disegni vegetali sulle piante. Tale perfetta rispondenza è resa difficile solo dal fatto che la nostra personalità inibisce il flusso creativo naturale: non siamo capaci di lasciar andare liberamente il pennello assecondando intuitivamente questa forza. Quando proviamo a farlo, ci sentiamo inadeguati e spesso reagiamo a questo senso di incapacità tracciando dei segni automatici e casuali, del tutto insignificanti, che esprimono unicamente il nostro malcontento. Eppure la nostra presenza energetica è l’occasione straordinaria della saggia creazione del segno pittorico, che non può certo prodursi da solo. In realtà abbiamo il pieno potere di manifestare un segno pieno di vita, non distorto dal pensiero e gioiosamente sincronico al flusso naturale dell’energia e dell’ispirazione, ma tale facoltà deve essere rivendicata e meditata. Ci siamo allontanati dalla spontaneità, e per ritrovare la vibrante potenza segnica dobbiamo ripristinarla; perciò la meditazione calligrafica ci riconduce, nel corso delle esperienze, alla sua salutare riscoperta.

SEGUE...



(1) Fabianne Verdier – Passeggera del silenzio – Ponte alle Grazie, 2004